Una carezza in un pugno

di Adriano Celentano · 1968

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Una canzone può diventare il modo in cui una famiglia si riconosce, anche quando le sue parole raccontano tutt'altro. Nel 2021 Canzone Segreta ha dedicato a Francesca Fialdini proprio questo brano: la pagina RaiPlay accosta Francesco Gabbani, la madre di lei e gli amici al racconto del suo significato personale. Mi interessa questo passaggio di consegne: una voce che conosciamo può portarne con sé altre, quelle di chi ce l'ha fatta ascoltare.

La rimetterei per questo, non soltanto per ripensare a una storia d'amore. Per chiedere a qualcuno dove l'ha sentita la prima volta, a chi la associa, se la ricorda dalla radio o dalla voce di casa. Riascoltarla insieme apre un racconto che il disco, da solo, non contiene.

Ettore · A cura della Redazione ·

Ci sono canzoni che cominciano con una promessa e finiscono con una supplica, e quasi nessuno se ne accorge. Una carezza in un pugno è una di queste. Si apre con un uomo sicuro di sé, che a mezzanotte penserà alla sua donna ovunque lei sia, e la chiama sua senza esitare. Si chiude con lo stesso uomo che chiede, quasi a mani giunte, mezz'ora di pensiero. In mezzo c'è tutta la storia: da padrone a mendicante in meno di tre minuti.

La prima strofa è una scena da film. È notte, lui è solo, stringe il cuscino e ci cerca dentro un viso. Gli sembra di cogliere una stella e di tenerla in mano. È un uomo che si consola da solo, e lo fa con dolcezza. Poi l'orologio va avanti di tre minuti, e cambia tutto.

Basta un niente, il tempo di un pensiero storto, perché la stella in mano diventi un'altra cosa:
E la mia mano, dove prima tu brillavi
È diventata un pugno chiuso, sai
Il gesto è lo stesso, la mano è la stessa. Cambia solo il sospetto. Io ci sento la gelosia raccontata come un gesto del corpo, prima ancora che come un sentimento: la mano si chiude da sola, e lui se ne accorge dopo. Celentano la canta con quel passo indolente, quasi divertito. A me quel tono può far dimenticare per un momento la durezza delle parole, come quando si sorride a qualcuno prima di aver capito che cosa ci sta chiedendo.

Riascoltata oggi, quel pugno pesa di più. Un uomo che dice a una donna che è sua, e poi confessa di non essere mai stato così cattivo, ci mette a disagio, ed è giusto così. Ma non credo che la canzone vada assolta o condannata in blocco. Il suo merito, secondo me, è che non fa finta di niente: il pugno lo confessa, lo chiama col suo nome, e chiede a lei di aiutarlo ad aprirlo.

Ed ecco la parte che preferisco. Lui non pretende giuramenti né fedeltà eterna. Chiede una cosa piccola, misurata con lo stesso orologio di prima, e in cambio promette un piccolo miracolo:
E dal pugno chiuso una carezza nascerà
La carezza non arriva dopo il pugno: nasce dentro il pugno, dalla stessa mano. È l'idea che dà il titolo alla canzone, e mi pare ancora vera: la tenerezza e la gelosia abitano nella stessa persona, a volte nello stesso minuto. Io ci sento un uomo che di notte ha paura, e che per una volta lo dice. Questo non rende innocente il suo pugno: semmai rende più scomodo ascoltare la dolcezza che gli sta accanto.

Potrei fermarmi al ritratto di un innamorato un po' geloso. Riascoltandola, invece, mi pare di incontrare uno che non ha ancora imparato a voler bene senza stringere. E l'ultima parola non è sua: dipende da lei, da quella mezz'ora. Mi piace che una canzone così famosa si regga tutta su un "se".

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Foto: Collezione Biblioteca Comunale G.D. Romagnosi, Salsomaggiore Terme, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Ovunque tu sarai sei mia
    da Una carezza in un pugno, Adriano Celentano

    A me oggi "sei mia" suona come una bandierina piantata su una persona. Ma guardo anche la parola precedente, "ovunque": lui non sa dove sia lei. Io immagino due innamorati lontani che si danno appuntamento col...

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  2. Ma non vorrei che tu a mezzanotte e tre
    da Una carezza in un pugno, Adriano Celentano

    Tre minuti. Non un'ora, non una notte: tre minuti dopo l'appuntamento immaginato, ed ecco il dubbio. A me colpisce questa precisione da orologiaio, perché rende minuscolo il tempo necessario a insospettirsi. Subito...

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  3. Cattivo come adesso non lo sono stato mai
    da Una carezza in un pugno, Adriano Celentano

    Mi colpisce che sia lui a chiamarsi cattivo: per un momento sembra guardarsi da fuori, invece di accusare soltanto lei. Ma non prenderei questa confessione per una prova d'innocenza. Quell'"adesso" isola un momento di...

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  4. Pensami mezz'ora almeno
    da Una carezza in un pugno, Adriano Celentano

    Dopo tanta gelosia arriva una richiesta misurata sull'orologio. A me quell'"almeno" suona insieme tenero e insistente: mezz'ora gli sembra poco, ma sta comunque assegnando un tempo al pensiero di un'altra persona. Tre...

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