Trieste

di Lucio Corsi · 2020

1 interpretazione, 4 annotazioni.

Sponsorizzato

Su Instagram

Un verso spiegato, ogni sera

Trenta secondi su una canzone e su come la leggono le persone che la amano, come qui. Ci trovi su @significatocanzone.

Seguici su Instagram

Perché l'ascoltiamo ancora oggi

La rimetto ogni volta che qualcuno viene scartato per l'immagine e non per quello che sa fare: un provino andato storto, un colloquio, un profilo che non piace. Il vento di Corsi è la consolazione di chi viene giudicato dalla faccia, e non ha niente di lamentoso: torna sul lungomare e continua a fischiare.

E chi vive dove soffia la bora l'ha sentita come una canzone di casa: all'uscita del video il quotidiano Trieste Prima l'ha presentata come l'omaggio del cantautore "al nostro vento di confine". Corsi non l'ha lasciata nel cassetto: nell'ottobre 2024 l'ha cantata a Radio2 Social Club, e mi piace che una canzone su un cantante cacciato dalla tv continui a passare dalla radio, dove conta prima di tutto la voce.

Dante · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 22 aprile 2020
    Il video di Trieste, diretto da Tommaso Ottomano, è stato presentato in anteprima sul sito del Corriere della Sera il 22 aprile 2020 e pubblicato il giorno dopo sul canale YouTube di Lucio Corsi. Nel videoclip Corsi rende omaggio all'estetica glam di Elton John. Terzo singolo di Cosa faremo da grandi?, il brano è entrato in radio il 1° maggio 2020.
    Fonte: earone.com
Su questa pagina non c'è ancora nessuna lettura, quindi dico subito la mia chiave: Trieste è la storia di una voce senza faccia, e di cosa le succede quando la si mette davanti a una telecamera. La bora, il vento della città, qui non è un paesaggio. È un cantante, e la canzone lo segue come si segue una carriera: la scoperta, il successo, l'eliminazione, il ritorno in strada.

Il primo enigma è il ritornello, che sembra un proverbio e invece nasconde un piccolo trucco.
Che il vento no, non era un freno, ma una spinta
Il vento non cambia: a Trieste cambia la gente. Corsi lo ha spiegato a Rolling Stone in un modo che a me pare la vera soluzione: l'effetto del vento dipende da dove vai, e se giri le spalle e cambi direzione ti spinge invece di frenarti. Allora la canzone non ci chiede di aspettare che il vento giri, ma di girarci noi. Freno o spinta è una questione di schiena, non di meteo. È un pensiero più severo di quanto suoni: vuol dire che per anni si è lottato contro una forza che bastava voltarsi per usare.

Poi entra la televisione, e la parabola diventa satira.
Gli dissero che per rimanere in TV serve la faccia adatta
Il vento viene eliminato dallo show perché non ha un volto da inquadrare. Nella stessa intervista, proprio parlando di questo pezzo, Corsi dice che i talent non li odia ma non gli interessano, e che li vede come una fabbrica di scarpe. Io non credo che la canzone se la prenda con un programma preciso. Secondo me ce l'ha con un'idea: che una voce esista solo se ha un'immagine attaccata. Il vento è il caso limite, l'unico cantante che non può truccarsi né mettersi in posa.

Il finale è il punto in cui la sconfitta si rovescia.
Ora lo trovi senza labbra, senza denti e senza lingua
Sul lungomare a rovinare i silenzi
Quello che la televisione considerava un difetto, non avere una bocca, diventa la sua virtù: fischia senza niente di ciò che serve per fischiare, e Corsi dice che per lui questa è una qualità di enorme valore. Anche rovinare i silenzi non è una colpa. È il mestiere della bora, che entra dove tutto tace e lo scompiglia. Il vento rispedito in piazza è più libero di quando era famoso: solo, sì, ma di nuovo utile a qualcuno.

Resta un punto su cui non sono sicuro. Davanti a un vento che fischia è difficile non pensare a Fischia il vento, la canzone partigiana, o alla risposta che soffia nel vento di Blowin' in the Wind. Corsi ha detto che gli sono tornate in mente mentre scriveva, ma che non sono state la sua ispirazione. Gli credo, eppure l'eco resta: forse ogni vento cantato in italiano si porta dietro quel fischio, anche quando racconta soltanto di un cantante senza faccia che torna a casa.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
Rispondi a Dante

Argomenti

Altre di Lucio Corsi

Frasi commentate

Qui trovi le frasi commentate dalla redazione e dai lettori.

  1. Lasciando di stucco un camionista che si riposava
    da Trieste, Lucio Corsi

    Il primo a sentire il vento cantare non è un critico e nemmeno un pubblico in sala: è un camionista fermo in un bar per qualche ora. Secondo me è una scelta precisa. Chi guida per mestiere conosce il vento come un...

    Leggi la nota
  2. Per tenere le nuvole in viaggio
    da Trieste, Lucio Corsi

    Qui il vento ha un mestiere, e mi colpisce che sia un mestiere minimo: impedire alle nuvole di fermarsi. Una nuvola ferma sopra una città è un cielo che non cambia, una giornata che resta grigia fino a sera. Il vento...

    Leggi la nota
  3. Vento che spinge sia le barche che gli uomini
    da Trieste, Lucio Corsi

    Barche e uomini messi sullo stesso piano, come se per il vento fossero la stessa cosa: corpi fermi che aspettano una spinta. In una città di mare e di porto come Trieste l'immagine ha una concretezza che mi piace,...

    Leggi la nota
  4. Ma senza muovere niente
    da Trieste, Lucio Corsi

    Per me è il verso più malinconico della canzone, e passa quasi inosservato. In televisione il vento fischia di casa in casa, lo sentono tutti, ma non sposta una foglia. È il prezzo dello schermo: la voce arriva...

    Leggi la nota

E per te cosa significa?

Racconta come la leggi tu: cosa dice, cosa ti ricorda, a chi la dedicheresti.

Scrivi la tua interpretazione

Le canzoni più viste di oggi