Volevo essere un duro

di Lucio Corsi

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Fatti e curiosità

  • Nel 2025 Lucio Corsi ha vinto due Targhe Tenco con lo stesso titolo, Volevo essere un duro: migliore canzone e miglior album. L'albo d'oro del Club Tenco riporta il suo nome in entrambe le categorie.
    Fonte: clubtenco.it
Fai una prova con me: rileggi l'elenco dei duri che Lucio voleva diventare. Un robot, un lottatore di sumo, uno spacciatore che scappa da un cane, uno scippatore, la gazza ladra, il re di un mercatino delle pulci. Non c'è un supereroe, nemmeno uno. Sono quasi tutti piccoli, buffi, spesso in fuga.

Io la prima volta ho riso, poi mi sono fermata. Perché quello è esattamente il modo in cui un bambino si immagina la durezza: un duro da figurina, un cattivo da cartone animato. Il sogno era già piccolo e un po' storto. Lui stesso ha detto che spesso sogniamo qualcosa che non è tanto meglio di quello che siamo già, e a me questa canzone lo fa vedere invece di spiegarlo: basta guardare i modelli che si era scelto.

Poi arriva il verso che secondo me è il cuore di tutto.

Se faccio a botte le prendo
Così mi truccano gli occhi di nero

Leggilo piano. Le botte prese lasciano gli occhi neri, ma lui non dice livido, dice trucco. A me fa pensare al nero intorno agli occhi delle rockstar, al trucco del glam: non so se fosse l'intenzione di chi l'ha scritta, ma è l'immagine che ci vedo. La sconfitta diventa un costume. Il ragazzino che le prende non smette di essere fragile: semplicemente trasforma il segno della fragilità in uno stile, e ci va in giro a testa alta.

Per me è questo che rende la canzone diversa da un semplice elogio della debolezza. Non ti dice che va bene perdere e basta. Ti dice che quello che il mondo considera un difetto puoi indossarlo. Tutto il pezzo funziona così: la cintura bianca invece della nera, lo starnuto al posto della stella, la mamma che ripete che la vita è un gioco da ragazzi mentre lui cade dagli alberi. Ogni promessa di grandezza si ribalta in qualcosa di minuscolo, e il minuscolo vince.

E poi c'è la fine, che mi commuove ogni volta.

Non sono altro che Lucio

Per tutta la canzone lui si è definito con i "non": non sono nessuno, non sono nato con la faccia da duro. Alla fine usa la stessa costruzione, ma dentro ci mette un nome. Da nessuno a Lucio. Non è una resa, è una presentazione. È come quando smetti di rispondere alla domanda "cosa vuoi diventare" e rispondi a quella più semplice, "chi sei".

Io la ascolterei a quindici anni, quando ti senti sbagliato perché non assomigli a nessuno dei modelli che ti propongono. Ma anche adesso, a quell'età in cui ti accorgi che non sei diventato quello che pensavi. Lui dice che l'equilibrio è precario e va solo accettato. Io aggiungo che si può accettarlo con un po' di eyeliner.

Tu chi volevi essere, da piccolo? E sei sicuro che fosse meglio?

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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  1. Ma non ho mai perso tempo
    È lui che mi ha lasciato indietro
    da Volevo essere un duro, Lucio Corsi

    Qui c'è un rovesciamento che mi fa sorridere ogni volta. Di solito il rimprovero è uno solo: hai perso tempo, sei rimasto indietro per colpa tua. Lui invece si difende così: io il tempo non l'ho mai perso, è il tempo...

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  2. O troppo sole negli occhiali
    da Volevo essere un duro, Lucio Corsi

    Il ritornello parla di quanto è duro il mondo per le persone normali, e la prima ragione è chiara: poco amore intorno. La seconda è più strana e per me più bella. Gli occhiali da sole servono a proteggersi, ma se il...

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  3. Invece che una stella uno starnuto
    da Volevo essere un duro, Lucio Corsi

    Questo è il verso che mi è rimasto in testa per giorni. Le due parole si somigliano nel suono, st-st, ma una è il sogno più grande che c'è e l'altra la cosa più piccola e involontaria che il corpo possa fare. Voleva...

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  4. E che le lune senza buche
    Sono fregature
    da Volevo essere un duro, Lucio Corsi

    A dirlo sono i girasoli con gli occhiali, cioè dei fiori che si sono protetti dalla luce che di solito inseguono: già questa è un'immagine da fiaba. E il consiglio è bellissimo. La luna vera è piena di crateri, quella...

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