Napoleone Buonanotte

di Lucio Corsi

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

La riascolterei quando una delusione ci fa parlare di noi con parole troppo grandi: fallimento, disfatta, vita rovinata. Qui basta un televisore ricomprato a ridimensionare il dramma. Mi piace questa comicità che non umilia chi soffre: il protagonista è buffo, ma non viene messo alla gogna. Anche chi ascolta può sorridere di sé senza dover fingere che non sia successo niente.

Per me è un buon motivo per tornarci: trovare una lingua meno solenne per raccontare le proprie traversie. Non un invito a liquidarle con una battuta, ma il permesso di abbassare il tono. Corsi lascia entrare gli oggetti di casa dove ci aspetteremmo un monumento alla sconfitta.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Napoleone Buonanotte è scritta e prodotta da Lucio Corsi con Tommaso Ottomano ed è uscita per Sugar Music. Prima dell'uscita Corsi l'ha suonata in anteprima in un bar di Milano, in una prova aperta annunciata la mattina per la sera. Farà parte del suo prossimo album, insieme a Figurati un po', che già propone dal vivo.
    Fonte: ansa.it
Ci sono canzoni che cominciano con un'impresa. Questa comincia con una sveglia mancata:
La mattina io mi sveglio tardi
È il mio modo di accorciare i giorni
e in due righe c'è già tutto il personaggio. Non è pigrizia da cartolina, è una strategia: se il giorno è troppo lungo per chi non sa cosa farne, lo si taglia dall'inizio. Mi è tornato in mente Oblomov, il protagonista del romanzo di Gončarov che passa le giornate sdraiato e rimanda tutto. L'eroe di Corsi gli somiglia, ma ha una leggerezza che lo salva dal compatirsi. Per questo io la sento prima di tutto come una canzone sul tempo: su chi decide quanto sono lunghi i giorni.

Poi arriva una ragazza, e la misura cambia. Il televisore viene buttato, si parte per la Francia, e lo stesso uomo che dormiva fino a tardi ora si alza al canto dei galli e saluta il sole. Corsi ha detto di aver scelto Napoleone perché è una figura di grandi imprese, grandi disfatte, grandi fughe e grandi esili, e che questa canzone è un po' una Waterloo. A me pare che la vittoria, qui, sia questa: l'amore si misura in ore di veglia. Finché dura, i giorni non vanno più accorciati.

La disfatta, invece, la canzone non la racconta. Salta da una strofa all'altra: lasciata la ragazza, ricomprata la televisione, si torna giù in campagna. È qui che Napoleone mi sembra più vero. Corsi viene dalla Maremma, e davanti alla costa toscana c'è l'Elba, la prima isola dell'esilio dell'imperatore. Lui stesso ha parlato di una storia d'amore per la solitudine e per l'esilio. Il suo protagonista, però, l'isola se la sceglie: è il paese, sono i gesti dell'infanzia. Un esilio che assomiglia a un ritorno a casa.

Devo dire dove la canzone mi convince meno. La ragazza resta un disegno a due tratti, appassionata di rock'n'roll, e non sappiamo mai cosa si sono detti né perché finisce. Forse è voluto, in una canzone che ama lo stare soli più dello stare in due, ma la disillusione di cui parla l'autore nel testo si sente poco: si intuisce nel salto, non si vede.

E poi c'è il finale, che è la cosa più bella.
Lo schermo passa lento i titoli di coda
Finisce qui la storia, mon amour
La televisione ricomprata serve a questo: a chiudere la storia come un film visto sul divano. Il titolo dice buonanotte e nel testo quella parola non c'è mai; arriva solo qui, sottintesa, quando lo schermo scorre e qualcuno si addormenta. Corsi dice che non è un lieto fine, ma che c'è gioia nel tornare a starsene da soli. Io non sono sicuro di quale delle due cose prevalga. Il protagonista ammette che la mattina, come il minestrone, la capirà più in là con gli anni: chissà se allora si alzerà presto per qualcuno, o soltanto per sé.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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