Sigarette

di Lucio Corsi · 2025

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché ascoltarla

Io la tengo per le sere in cui sto rimandando una frase che so di dover dire, a qualcuno o a me. Ha il passo di una canzone da cantare in macchina, ma ti lascia addosso una domanda precisa: cosa sto tenendo nella nebbia per non doverlo guardare? È una di quelle canzoni che ti beccano mentre fai finta di niente, e lo fanno con un ritornello che hai voglia di cantare.

Se ti resta in testa, cerca anche la versione dal vivo che Corsi ha registrato all'Abbazia di San Galgano, nel disco La chitarra nella roccia. Lì, in una chiesa che il tetto non ce l'ha più, quel fumo trattenuto per tutta la canzone ha finalmente un cielo aperto sopra, e a me sembra un'altra storia.

Nina · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Nel racconto canzone per canzone diffuso all'uscita di Volevo essere un duro, Lucio Corsi ha presentato Sigarette come una canzone che racconta un preciso momento della sua vita. Di quello strano periodo, ha aggiunto, non avrebbe detto altro: preferiva tenere per sé tutto ciò che non era entrato nel testo.
    Fonte: allmusicitalia.it
Ti dico subito una cosa, così ci togliamo il pensiero: questa non è una canzone che ti chiede di accendere. Lo ha detto anche Corsi, a Radio Deejay, che le sigarette qui sono una metafora, un gancio da cui partire per andare altrove. E io ci credo, perché la prima battuta è già una mossa da prestigiatore:
Tra il bene e il male scelgo sempre sigarette
Non sceglie il bene, non sceglie il male. Sceglie una terza cosa che con la scelta non c'entra niente. Per me tutta la canzone sta qui: è il ritratto di uno che ha trovato il modo di non decidere e lo chiama gusto personale.
Lo senti quando arriva la stanza. Non c'è un bar, non c'è una festa, c'è una casa con le finestre serrate e l'aria che si fa grigia.
Con le finestre chiuse e il fumo di Manhattan
Che serve a non scoprire
Se in questa stanza son rimasto solo o c'è ancora Ines
Ecco a cosa serve il fumo: non a stare bene, ma a non vedere fino in fondo la stanza. Finché l'aria è densa, Ines può esserci ancora. Basterebbe aprire una finestra per saperlo, ed è proprio la cosa che lui non fa. Subito dopo ammette che nel cuore non gli è rimasto niente, eppure la parola che chiuderebbe la storia non gli esce. Io questa la conosco bene, e credo anche tu: quella fase in cui una cosa è finita da un pezzo e la teniamo in piedi solo perché nessuno l'ha detto ad alta voce.
Poi c'è la battuta che fa ridere per un secondo e poi gela.
Così non corro il rischio di diventar vecchio
Mi fermo prima che sia inverno
Detta da uno che ha appena giurato di fumare per sempre, è una barzelletta nera. Corsi la canta con la leggerezza di una filastrocca, e a me la leggerezza fa più impressione di un tono grave: è il modo in cui ci raccontiamo le cose che non vogliamo guardare. Non ci sento un elogio, ci sento una confessione travestita da spavalderia. Il duro che fa spallucce davanti alle avvertenze è lo stesso che dentro casa non trova il coraggio di una parola.
E alla fine ti lascia con questo:
Io son geloso anche del buio che mi è entrato nella testa
Non basta un soffio per liberar la mente
Il soffio è quello del fumo che esce dalla bocca, il gesto che per tutta la canzone sembrava bastare. Qui smette di bastare. Mi colpisce quel geloso: non vuole cederlo a nessuno, quel buio, perché ormai è suo, è l'unica cosa che gli fa compagnia nella stanza chiusa. Mi sembra il punto più onesto di tutto il pezzo, quello in cui la posa cade.
Se te la rimetti dopo averla letta così, prova a fare caso al ritmo: allegro, quasi da ballare. È lì che la canzone ti frega, ed è lì che io la trovo più vera. Si può stare malissimo con un passo svelto, e si può fumare una vita intera per non aprire una finestra.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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