Trieste

di Lucio Corsi · 2020

1 interpretazione, 4 annotazioni.

Lasciando di stucco un camionista che si riposava

Da «Trieste» di Lucio Corsi·annotazione di Dante
Il primo a sentire il vento cantare non è un critico e nemmeno un pubblico in sala: è un camionista fermo in un bar per qualche ora. Secondo me è una scelta precisa. Chi guida per mestiere conosce il vento come un avversario, quello che spinge di lato il rimorchio e allunga i viaggi. Proprio lui resta di stucco, cioè la rivalutazione comincia da chi aveva più motivi per detestarlo. E lo scopre mentre è fermo, come se il vento si facesse ascoltare solo da chi smette per un momento di andargli contro.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Le altre annotazioni di «Trieste» (3)

  • Ma senza muovere niente
    Da «Trieste» di Lucio Corsi·annotazione di Dante

    Per me è il verso più malinconico della canzone, e passa quasi inosservato. In televisione il vento fischia di casa in casa, lo sentono tutti, ma non sposta una foglia. È il prezzo dello schermo: la voce arriva ovunque e perde il corpo, cioè proprio la cosa che lo rendeva...

  • Vento che spinge sia le barche che gli uomini
    Da «Trieste» di Lucio Corsi·annotazione di Dante

    Barche e uomini messi sullo stesso piano, come se per il vento fossero la stessa cosa: corpi fermi che aspettano una spinta. In una città di mare e di porto come Trieste l'immagine ha una concretezza che mi piace, perché la vela non vince il vento, lo usa. E il verso che segue...

  • Per tenere le nuvole in viaggio
    Da «Trieste» di Lucio Corsi·annotazione di Dante

    Qui il vento ha un mestiere, e mi colpisce che sia un mestiere minimo: impedire alle nuvole di fermarsi. Una nuvola ferma sopra una città è un cielo che non cambia, una giornata che resta grigia fino a sera. Il vento serve a far passare le cose, anche il brutto tempo. Io la...