Tu sei il mattino

di Lucio Corsi · 2024

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Un verso spiegato, ogni sera

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Perché ascoltarla

La rimetterei quando torna a galla un amore di quando eravamo ragazzi, uno di quei ricordi che un tempo ci facevano arrossire. Questa canzone insegna un modo di guardarli: con tenerezza e senza vergogna, come fa chi è cresciuto e non ha bisogno di rinnegare niente, ma nemmeno di rimpiangere. Corsi ha raccontato di aver mescolato ricordi veri e ricordi reinventati, presi anche dalle storie di altre persone, e si sente: chi ascolta ci ritrova un pezzo della propria prima volta.

Per me è anche una canzone da mandare a qualcuno conosciuto tanti anni fa, senza bisogno di aggiungere molto. Dice che quel ricordo non è finito in un cassetto, e che a ripensarci adesso fa sorridere più che soffrire. Chi vuole sentire come Lucio Corsi racconta altre età della vita trova sul sito anche le sue altre canzoni.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Carlo Verdone compare nel videoclip di Tu sei il mattino, diretto da Tommaso Ottomano con l'intento, spiega il sito ufficiale di Lucio Corsi, di distruggere il romanticismo della canzone. Il brano è anche nella terza stagione di Vita da Carlo, la serie di Verdone uscita su Paramount+ nel novembre 2024, in cui Corsi recita nel ruolo di se stesso.
    Fonte: luciocorsi.com
La prima riga di questa canzone sbaglia l'ora, e secondo me lo fa apposta:
Sono nato a mezzogiorno, tra le braccia di mia madre
Con lo stesso nome di mio nonno che non mi ha visto cantare
Chi nasce a mezzogiorno il mattino se l'è perso. Arriva al mondo quando la giornata è già a metà, e con un nome che era di un altro, di un nonno che non lo sentirà mai cantare. È un inizio in ritardo, ereditato, quasi di seconda mano. Per questo il ritornello mi suona come una risposta a quel primo verso: lei è il mattino che lui non ha avuto. Innamorarsi, qui, vuol dire recuperare l'ora mancata, avere finalmente un inizio tutto suo.

Corsi ha spiegato che la prima volta d'amore è raccontata con gli occhi di una persona cresciuta, e che lo si capisce dal valore positivo dato alla mattina: la mattina, ha detto, è come il minestrone, si apprezza crescendo. Mi piace molto questa confessione da tavola di casa, perché toglie al mattino tutta la retorica dell'alba. Non è un simbolo di speranza, è un gusto che si impara. Da ragazzi la mattina è la sveglia, la scuola, la versione di latino; solo dopo diventa la parte buona della giornata. Il ricordo di quell'amore, insomma, lo ha riscritto chi oggi sa apprezzarlo.

La seconda strofa ricomincia uguale, nato a mezzogiorno, e cambia tutto il resto: foglie rosse sulle strade, le prime luci di Natale. È un secondo certificato di nascita, e dentro c'è il verso che per me vale la canzone:
Ho imparato come stare al mondo dagli ulivi nella rete
Che s'inchinano soltanto sotto al peso della neve
Corsi fa di quegli alberi dei maestri, e la lezione è semplice e severa: piegarsi solo quando il peso è vero, non a ogni vento. Arriva mentre a scuola passavano Pitagora ed Euclide, che non gli interessavano per niente. Mi viene in mente Cosimo, il barone rampante di Calvino, che da ragazzo sale sugli alberi e da lassù impara il mondo. Anche qui la scuola vera sta fuori dalla finestra.

Dove mi convince meno è proprio il ritornello. La porta su Marte è un'immagine graziosa ma un po' facile, chiamata dalla rima più che dal racconto, e dopo strofe così precise sembra un adesivo attaccato sul diario. Forse però è giusto così: quella è la lingua del ragazzo di allora, le strofe sono la voce dell'uomo di adesso. Due età cantano nella stessa canzone, e il ritornello resta al più giovane.

Mi rimane una domanda che non so sciogliere. Se il mattino si apprezza solo crescendo, quel ragazzo nato a mezzogiorno sapeva già, allora, che lei era il mattino? O l'ha capito soltanto adesso, mentre lo canta?

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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