Rumore

di Ariete · 2023

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Un verso spiegato, ogni sera

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

È una di quelle canzoni che si mandano. Non la metti in una playlist e basta: la mandi a una persona precisa, magari senza scrivere niente sotto. Del resto è stata Ariete, presentandola, a chiederlo: "dedicatela a chi amate".

Funziona perché è corta, meno di tre minuti, e quasi solo chitarra e voce: non c'è un suono di moda da riconoscere, niente che la leghi a un'estate o a un tormentone. Lo senti bene nella versione dal vivo registrata per Vevo DSCVR, dove sta in piedi senza niente intorno. E se ti piace l'idea di un silenzio che pesa, accanto mettici Fai rumore di Diodato: chiede l'opposto, che qualcuno rompa il silenzio, e insieme fanno un bel dialogo tra due modi di amare.

Nina · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Nel post Instagram con cui l'ha presentata, Ariete ha raccontato di aver scritto qualche mese prima "una canzone che parla del silenzio" e di averla chiamata Rumore, perché il silenzio la affascina e ha imparato a non temerlo. Il singolo è uscito a settembre 2023, poco prima dell'album La notte, dove è la quarta traccia; nei crediti ufficiali il testo è suo e la musica di Daniele Razzicchia.
    Fonte: music.fanpage.it
C'è un momento, in una storia, in cui smetti di riempire i silenzi. Non perché non hai più niente da dire. Perché non ne hai più bisogno.

Rumore parla di quel momento, e il titolo è già una piccola provocazione: una canzone sul silenzio che si chiama come il suo contrario. Il ritornello lo dice senza giri di parole.
Amore, in silenzio noi facciamo più
Rumore di una strada di centro città
A me questa immagine piace perché è precisa. Non dice che il loro amore fa rumore e basta: dice che ne fa più di una strada del centro, con i clacson, i motorini, la gente che parla al telefono. Tutto quel chiasso, e due persone zitte in una stanza che lo superano. Secondo me il punto è questo: il rumore della città è fatto per non essere ascoltato. Il loro silenzio, invece, è tutto ascolto.

Ed è qui che Rumore diventa, per me, una cosa rara: una canzone d'amore in cui chi canta guarda più di quanto parla. Ascolta la seconda strofa. Non c'è una dichiarazione, c'è una persona che osserva l'altra appena sveglia.
I tuoi occhi profondi mi parlano
Gli occhi parlano, la bocca no. Poi arriva il pomeriggio, che è l'ora più difficile per chi è giù.
Sei sempre più triste il pomeriggio
Questa riga mi ha fatto pensare a quanto sia raro, in una canzone, che qualcuno noti la tristezza dell'altra senza volerla aggiustare. Ariete non promette di salvarla, non le dice che andrà tutto bene. Si limita a vederla, a sapere a che ora arriva. È una cura silenziosa, e forse la più onesta: stare vicino senza riempire il vuoto di parole.

Poi c'è l'attesa.
E aspetto sveglia quando non sei a casa
Chi ha vissuto con qualcuno conosce questa veglia: la luce accesa, il telefono in mano, le orecchie tese verso il portone. Anche questo è silenzio, ed è il più rumoroso di tutti, perché fuori non succede niente e dentro la testa corre.

C'è chi la sente come la canzone di un amore che ha finito le parole e ha lasciato un vuoto. Io la sento al contrario: le parole qui non sono finite, sono diventate inutili. E che dall'altra parte ci sia una ragazza la canzone lo dice di passaggio, con un aggettivo al femminile, senza farne un caso: un amore raccontato nella sua quotidianità, il risveglio, il pomeriggio, la sera, come tutti gli altri.

Te la consiglio la sera, con qualcuno accanto e la televisione spenta. E se ti viene voglia di dire qualcosa, prova ad aspettare un attimo.

Tu con chi riesci a stare in silenzio senza sentirti a disagio?

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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    da Rumore, Ariete

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    da Rumore, Ariete

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    da Rumore, Ariete

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