Giugno

di Tananai · 2020

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Torno a Giugno ogni volta che qualcuno mi dice che una canzone triste non serve a niente il primo giorno. Questa è stata scritta proprio il primo giorno, e si sente: non consola, accompagna. Era il singolo che apriva la strada a Piccoli boati, il primo EP di Tananai, due anni prima che il grande pubblico lo conoscesse a Sanremo; lui stesso l'ha chiamata il primo passo verso chi era diventato.

Chi la scopre adesso, partendo dalle canzoni più note, ci trova il punto di partenza: la stessa malinconia, ancora senza il riparo dell'ironia. E ci trova una cosa che non invecchia, perché ogni anno qualcuno passa un giugno freddo e ha bisogno di sentirsi dire che il calendario, per un po', può anche andare al contrario.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Il videoclip di Giugno, diretto da Olmo e Marco con le coreografie di Andrea Madrigali, è girato nel sottopasso della stazione Centrale di Milano, tra i senzatetto che vi dormono. Tananai ha raccontato di aver girato una decina di riprese in piano sequenza e che il fuoco sul braccio all'inizio del video non è un effetto: si era dato fuoco davvero.
    Fonte: sentireascoltare.com
Intorno al 21 giugno c'è il giorno con più luce di tutto l'anno. È il solstizio d'estate, la sera non arriva mai. Tananai prende proprio quel mese e lo mette sotto zero, nella seconda riga della canzone, con il tono di chi rivela un segreto:
Giugno è il mese più freddo dell'anno
Per me tutta la canzone sta in questo rovesciamento. Non è una stravaganza da poeta, è una cosa che chiunque abbia perso qualcuno conosce: il dolore si fa un calendario suo, e quel calendario non coincide con quello appeso in cucina. Il giorno più buio diventa Capodanno, che per gli astronomi non lo è ma è il giorno in cui si fanno i conti con l'anno passato. E giugno, il mese della luce, diventa il più freddo perché è il mese in cui lei se n'è andata. Tananai ha raccontato di averla scritta il giorno stesso in cui è stato lasciato, a giugno, dopo anni di convivenza. Saperlo cambia il peso di una parola che torna di continuo: la casa.

Mi è venuto in mente Eliot, che apre La terra desolata dicendo che aprile è il mese più crudele. Lì però la crudeltà è la primavera che risveglia, che costringe a ricominciare. Qui è il contrario: l'estate arriva e non scalda, nemmeno il termosifone. Resta una casa che non funziona più, dove non c'è niente di meglio da fare che pensarla.

Poi viene il ritornello, ed è la parte che trovo più vera e più scomoda:
Comprerò questa casa
Solo per poterla bruciare
Comprare per distruggere, lasciare dei bei fiori sul cruscotto per guardarli appassire. Sono gesti di possesso che finiscono in cenere, e a me sembrano il ritratto esatto di quella che Tananai ha chiamato la prima fase di una separazione, quella della colpa. Chi è stato lasciato vuole riprendersi i luoghi della storia e insieme cancellarli, perché lì dentro non riesce più a stare. Subito dopo arriva la scusa, quasi a mezza voce: è stato assente, ma giura che non voleva farle del male. Non c'è rabbia contro di lei. La rabbia, se c'è, è tutta rivolta contro se stesso e contro i muri.

In mezzo c'è una strofa che sembra venire da un'altra canzone: la neve di marzo, la pizza mangiata fredda al parco, le persiane chiuse e la porta da non aprire nemmeno ai pompieri. È il ricordo della casa quando era un rifugio, e il fuoco allora era un altro, quello che non si voleva spegnere. Qui confesso un dubbio. Il passaggio dal ricordo al presente è brusco, quasi montato in fretta, e la prima volta mi ha fatto perdere il filo. Forse è voluto, perché il dolore del primo giorno non ha consecutio; ma resta il punto in cui la canzone mi sembra più abbozzo che costruzione.

Il finale scioglie il ritornello in un modo che non mi aspettavo. Lui urlava col navigatore perché non conosceva le strade per tornare in quella "benedetta casa", la stessa che vuole vedere bruciare. Allora forse il fuoco non è vendetta. È l'unico modo che trova per non dover più cercare una strada di ritorno che non c'è. Mi chiedo se bruciare una casa sia davvero un addio, o soltanto il modo più rumoroso di ammettere che si vorrebbe ancora abitarla.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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    da Giugno, Tananai

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