VELENO

di Tananai · 2024

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché ascoltarla

Vale la pena ascoltarla due volte di fila, senza staccare. Appena è uscita, TV Sorrisi e Canzoni ha notato che VELENO ha una struttura che sembra circolare: l'inizio quasi orchestrale fa da prologo e da epilogo insieme, e in loop la canzone pare non finire mai. Mi sembra il modo giusto di sentirla, perché racconta proprio una storia da cui non si riesce ad allontanarsi.

Dal vivo ha trovato un altro compito. Nel tour di CalmoCobra arrivava subito dopo i pezzi più tirati dell'apertura, e lì il palasport cambiava temperatura: è la canzone con cui Tananai passa dalla corsa al romanticismo. Disco di platino, è diventata la ballata da mettere quando la serata rallenta e hai voglia di qualcosa di intenso, non di triste.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 15 marzo 2024
    VELENO è uscita il 15 marzo 2024, primo singolo di Tananai per Eclectic Records dopo sei mesi di pausa e primo estratto dall'album CalmoCobra. Rockol ha notato che il ritornello arriva solo dopo un minuto e due strofe, una scelta insolita per i singoli di oggi, e ha accostato il giro di pianoforte a Estate dei Negramaro e a Somewhere Only We Know dei Keane.
    Fonte: rockol.it
Nella Farmacia di Platone Jacques Derrida si ferma a lungo su una parola greca, phármakon, che vuol dire insieme rimedio e veleno. La stessa sostanza cura o uccide a seconda della dose, e tradurla con una sola delle due parole è già un piccolo tradimento. Ci ho ripensato ascoltando VELENO, perché Tananai fa il contrario di un traduttore prudente: sceglie la parola cattiva e ci lascia dentro anche quella buona.

La prima cosa che mi ha colpito è chi racconta. Le strofe sono in terza persona, come una scena vista dal tavolo accanto: lui che finge di non ricordare dove si sono già visti, lei che non ci casca. Il narratore annota i dettagli con la distanza di un cronista un po' malizioso:
Belle labbra, tra parentesi
Ma aveva degli occhi un po' tristi
Quel "tra parentesi" è il gesto di chi tiene la storia a margine, come una nota a piè di pagina. Poi arriva il ritornello e la terza persona sparisce. Non ci sono più "lui" e "lei": c'è un io che parla a un tu.
Che so che tu sai di veleno
E col veleno mi avvelenerò
Per me il veleno della canzone sta proprio in questo passaggio. Finché la storia si racconta, la si può guardare; quando la si canta, ci si è già dentro. E il verbo è riflessivo e al futuro: non "mi avvelenerai", ma mi avvelenerò. Nessuno lo costringe. È una decisione presa a occhi aperti, la dose scelta da chi conosce già il sapore. Tananai l'ha presentata come il racconto di un amore in cui il desiderio di mettersi in gioco supera la paura di farsi male, e la grammatica del ritornello gli dà ragione: la paura c'è, ma è lui a versarsi il bicchiere.

Dentro questa lucidità ci sono anche immagini di pura corsa, il treno che non va piano, gli aerei persi. Qui la canzone mi convince meno. Il bridge mette in scena l'ultimo avvertimento, la faccia di chi sa che farà soffrire, e poi lo scioglie con un'alzata di spalle, "cosa me ne frega, tanto resto qua". Dopo una canzone costruita su una scelta consapevole, quella spavalderia mi sembra una scorciatoia: chiude la questione invece di lasciarla bruciare. Capisco che sia il punto in cui il personaggio smette di ragionare, ma avrei voluto sentirlo esitare ancora un momento.

Resta il verso che, secondo me, regge tutto il resto: "E non lo so chi sei però". Lui sa di che cosa sa lei, ma non sa chi è. Conosce l'effetto e non la sostanza. Non so se Tananai stia parlando di una persona precisa o dell'innamorarsi in sé, di quel momento in cui l'altro è ancora soprattutto un sapore. Forse è la stessa cosa. Il phármakon non dice mai da solo se è cura o veleno: lo scopre soltanto chi l'ha già preso.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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