Arrivederci Roma

di Renato Rascel, Pietro Garinei e Sandro Giovannini · 1954

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Se oggi vai a Fontana di Trevi per fare il gesto di questa canzone, c'è un passaggio in più: dal 2 febbraio 2026 chi non abita a Roma o nella sua area metropolitana paga un biglietto di 2 euro per scendere fino alla vasca, e solo dopo lancia la sua moneta. Le monete, per una delibera del Comune del 2006, vanno alla Caritas della città, e chi prova a ripescarle rischia una sanzione. Il ragazzinetto della canzone, oggi, finirebbe multato.

Eppure il gesto è rimasto lo stesso, ed è lì che Arrivederci Roma continua a vivere: in ogni persona che si gira di spalle e per un secondo ci crede. Se vuoi sentire anche l'altra faccia, quella di chi la città non la lascia, ascoltala vicino a Roma capoccia: lì si resta, qui si parte.

Nina · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Il successo internazionale di Arrivederci Roma spinse un produttore di Hollywood a proporre a Rascel un film accanto al tenore Mario Lanza: Seven Hills of Rome, del 1957, girato a Roma e distribuito in Italia proprio con il titolo della canzone. Rascel vi interpreta Pepe Bonelli, cugino musicista del protagonista.
    Fonte: it.wikipedia.org
Hai presente il gesto: spalle alla fontana, la moneta lanciata sopra la spalla, la speranza di tornare. Arrivederci Roma è la canzone di quel gesto, la conosci anche se non l'hai mai ascoltata davvero. Però se arrivi fino in fondo scopri che è costruita per smontare la sua stessa leggenda, e per me è proprio questo che la rende vera.

All'inizio la promessa è seria. Chi butta un soldino, dice il testo, obbliga il destino a farlo tornare:
Costringi er destino a fatte tornà
"Er" è il romanesco di "il", "fatte tornà" vuol dire "farti tornare". Non è un desiderio, è quasi un contratto: paghi poco e il futuro è sistemato. Poi però la canzone si mette a raccontare, e il contratto diventa una storia d'amore con una data di scadenza.

La storia, di sera, se la raccontano la vecchia fontana e la luna, ma poi la voce diventa quella di un romano, che parla dal posto esatto in cui è successo:
Io qui, proprio qui l'ho incontrata
Io qui, proprio qui l'ho baciata
Quel "qui" ripetuto mi stringe sempre un po'. È il modo di parlare di chi resta: per chi parte Roma diventa un ricordo da portarsi via, per chi ci vive quella piazza è ancora lì ogni giorno, con il segno di una persona che non c'è più. Poi a un certo punto la voce cambia lato. È lei a parlare, l'inglesina, e lo capisci da una sola lettera: "m'hai tenuta stretta stretta", al femminile. Così l'addio lo senti da tutte e due le parti, chi rimane al bordo della fontana e chi fa la valigia promettendo di non dimenticare.

E qui arriva il colpo di Garinei e Giovannini, che per Rascel scrivevano commedie musicali, e si sente. Lei lancia la sua moneta, si allontana, e intanto:
Va nella fontana, pesca er soldo e se ne va!
Un ragazzino, mentre lei sparisce. La moneta che doveva costringere il destino finisce in tasca a qualcuno che con le leggende ci campa. Lo trovo un finale bellissimo, perché non è cinico. È Roma che ride di sé stessa senza smettere di volerti bene: ti vende il sogno del ritorno e intanto ti fa vedere com'è fatta davvero, una città dove anche il romanticismo ha il suo piccolo commercio.

Allora quella moneta funziona o no? Secondo me la risposta la canzone la dà poco prima, quando lei dice cosa si porta via: i tramonti, i giuramenti, gli "I love you". Il soldino può sparire, quello che la fa tornare se lo tiene addosso. Se un giorno ne lancerai uno anche tu, ricordatelo: non è la fontana a ricordarsi di te, sei tu che non riesci a scordarla. E alla fine è per questo che si dice "arrivederci" e non "addio".

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Frasi commentate e traduzione

Le frasi più importanti, con la traduzione in italiano e il commento della redazione e dei lettori.

  1. T'invidio, turista che arrivi
    da Arrivederci Roma, Renato Rascel, Pietro Garinei, Sandro Giovannini

    TraduzioneTi invidio, turista che arrivi

    "T'invidio" sta per "ti invidio", ed è la prima cosa che senti. A parlare è uno che a Roma ci vive e guarda chi scende dal treno. Io in questa invidia sento più affetto che rancore: il turista si prende la versione...

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  2. Come ai tempi belli che Pinelli immortalò!
    da Arrivederci Roma, Renato Rascel, Pietro Garinei, Sandro Giovannini

    Pinelli è Bartolomeo Pinelli, incisore romano di Trastevere morto nel 1835, che ha disegnato migliaia di scene di Roma e dei suoi abitanti: popolani, costumi, feste, osterie. Il turista mangia fettuccine e beve il...

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  3. E ripensa a quella ciumachella
    da Arrivederci Roma, Renato Rascel, Pietro Garinei, Sandro Giovannini

    TraduzioneE ripensa a quella bella ragazza

    "Ciumachella" è una parola romanesca: viene da "ciumaca", lumaca, e vuol dire lumachina, ma da tempo si usa per una ragazza carina, con tenerezza. Il bello è il verso dopo: è la ragazza che gli ha sempre detto di no....

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  4. Voglio ritornare a via Margutta
    Voglio rivedere la soffitta
    da Arrivederci Roma, Renato Rascel, Pietro Garinei, Sandro Giovannini

    TraduzioneVoglio tornare in via Margutta Voglio rivedere la soffitta

    Qui a parlare è l'inglesina, e il posto che sceglie dice tanto. Via Margutta è la strada degli artisti, sotto il Pincio, dove nei secoli hanno vissuto pittori italiani e stranieri, e dove da poco erano state girate...

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