Francis Delacroix

di Lucio Corsi · 2025

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché ascoltarla

La rimetterei quando ho voglia di sentire l'italiano che corre. È una canzone da dire più che da cantare, e Corsi ha raccontato che scriverla è stato uno spasso di ritmo e di consonanti: pampa e pompa, frac e Taj Mahal, nomi che si urtano e rimbalzano. Dopo il secondo ascolto ti accorgi che la segui con la bocca, come uno scioglilingua imparato da piccoli.

E la rimetterei pensando a un amico preciso, quello che a ogni cena aggiunge un capitolo alla sua leggenda e che nessuno ha voglia di smentire. Questa canzone gli dà ragione: certe esagerazioni dicono chi siamo meglio di un curriculum. Per sentirla accanto agli altri ritratti di Lucio Corsi, vale la pena ascoltarla dentro Volevo essere un duro, dove è la quarta stanza dello stesso palazzo.

Dante · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Prima di uscire nell'album, Francis Delacroix ha girato a voce: durante il Festival di Sanremo 2025 Lucio Corsi l'ha cantata più volte, in auto, per strada e perfino in conferenza stampa. Il Francis della canzone esiste: è un amico di Corsi e di Tommaso Ottomano, che lo conobbero nel 2020 invitandolo, perché amavano le sue foto, alla presentazione del disco Cosa faremo da grandi?.
    Fonte: fanpage.it
Una canzone che comincia con Pinocchio e finisce con un giuramento di sincerità. Secondo me tutta Francis Delacroix sta tra questi due capi, e il resto (le caravelle, Gengis Khan, il Ku Klux Klan) è la strada più lunga possibile per andare dall'uno all'altro.
Francis Delacroix, Francis Delacroix è un bambino di legno
Il primo ritratto è un burattino, e in italiano un bambino di legno ha un nome solo: quello a cui cresce il naso. Corsi non lo nomina, passa subito al papero col frac e al Buddha nel camerino di Bob Dylan, come se volesse farci dimenticare l'indizio. Io non l'ho dimenticato. Nella nota stampa del disco lui stesso ha presentato l'amico vero, un fotografo, come "il bugiardo più autentico che abbia mai conosciuto": la canzone, per me, è il tentativo di spiegare quell'aggettivo.
Guardate di chi si traveste Francis. Finisce prigioniero al posto di Mattia Pascal, cioè dell'uomo di Pirandello che si lascia credere morto per vivere sotto un altro nome. È la primula rossa, l'eroe del romanzo della baronessa Orczy che salva i condannati dalla ghigliottina nascosto dietro la maschera di un damerino. Ricostruisce l'identikit di Pulcinella, che è già una maschera, per una guardia del Papa. E Corsi l'ha descritto come Jake ed Elwood messi uno sopra l'altro: due fratelli che non si tolgono mai gli occhiali scuri. Non è un elenco a caso. È un uomo fatto di identità prese in prestito, e quasi ogni maschera rimanda a qualcuno che ha mentito per una ragione.
Poi c'è la storia, che qui si smonta come un quadro cubista. Le caravelle di Colombo arrivano nel giugno del '44 e sbarcano in Normandia, ma dentro un quadro di Picasso: date e luoghi si rompono e si ricompongono in un'altra figura. A me sembra il modo di ricordare di chi fotografa. Corsi chiama l'amico "un imprigionatore di voci e di rumori", e chi passa la vita a fermare istanti finisce per metterli tutti nello stesso presente.
Ad un convegno multietnico del Ku Klux Klan
Prese parola e si scavò la fossa
È l'unico punto in cui la bugia prende posizione. Il convegno è un ossimoro, un'assemblea che non può esistere, e Francis ci entra, parla e si rovina. Non sappiamo cosa ha detto: io immagino la verità, l'unica cosa che lì dentro non si poteva dire. È una lettura mia, il testo si ferma prima.
Non mi ha mai detto una bugia
Qui si chiude il cerchio aperto dal burattino. Si può prendere come l'ultima battuta di un talkin' blues, il genere parlato del folk americano che Corsi ha scelto apposta, dove si racconta l'impossibile con la faccia seria. Io la sento in un altro modo: una bugia così grande da non poter ingannare nessuno è una forma di lealtà. Francis non chiede mai di essere creduto, chiede di stare al gioco. Chi ti dice di essere stato un cavallo di Gengis Khan venduto a Don Chisciotte non ti nasconde niente: ti mostra, a viso aperto, come vorrebbe essere.
Resta un dubbio che non so sciogliere. Chi giura che Francis non mente è lo stesso che ci ha appena raccontato tutto questo. Forse il bugiardo autentico della canzone sono due.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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