Tu sei l'unica donna per me

di Alan Sorrenti · 1979

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Riascoltata oggi, la prima cosa che mi sorprende è il suono. La melodia è italianissima, ma attorno c'è un disco americano: la produzione di Jay Graydon, la batteria di Ed Greene, i fiati arrangiati da Jerry Hey, i cori di Bill Champlin. È una canzone d'amore all'italiana suonata come il miglior pop americano di quegli anni, ed è per questo che regge ancora l'ascolto in cuffia.

Lo si vede da chi continua a cantarla. Gianni Morandi l'ha messa nel 2009 in un disco che si chiamava, non per caso, Canzoni da non perdere. Nel settembre del 2023 Alan Sorrenti l'ha cantata all'Arena di Verona, in Arena Suzuki dai 60 ai 2000, e il video della Rai ha superato il milione di visualizzazioni. Le canzoni che restano sono quelle che la gente si porta in casa, e questa, in quasi cinquant'anni, non ne è mai uscita.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Nel 1979 Alan Sorrenti fu il protagonista di Figlio delle stelle, film di Carlo Vanzina scritto con il fratello Enrico. In sala andò male e, come ha raccontato Enrico Vanzina, dopo pochi giorni fu rimesso in circolazione con il titolo dell'altra sua canzone di successo: Tu sei l'unica donna per me.
    Fonte: davinotti.com
Nell'estate del 1979 questa canzone era dappertutto, e chi c'era se la ricorda come la dichiarazione d'amore per eccellenza: quella semplice, quella che si dedicava ballando il lento, quella che non aveva bisogno di spiegazioni. Io, riascoltandola adesso, ci sento meno una dichiarazione e più una scena precisa: un uomo sulla porta di casa, la mattina.

Il ritornello lo sanno tutti, e cantato a squarciagola sembra la richiesta di uno che vuole tutto e promette poco. Ma è la strofa a dirci dove siamo.
Quando il sole del mattino ci sveglia
Tu non vuoi lasciarmi andare via
Ecco il punto. Non è una notte di passione e non è un addio: è l'ora in cui ci si alza, ci si veste e si esce. Lei lo trattiene, lui deve andare. Il ritornello, a guardarlo da qui, è detto in fretta, con la giacca già addosso, da uno che non vuole fare promesse sull'ora del ritorno.

E poi arriva la riga che per me rovescia tutto.
Io resterò se vuoi, io resterò se vuoi
Lui aveva chiesto di non chiedergli niente, e adesso aspetta che lei gli chieda una cosa sola. L'ultima parola la lascia a lei. Lo ripete due volte, come chi ha già deciso e vuole soltanto sentirselo dire.

Bisogna ricordare da dove veniva Alan Sorrenti. Pochi anni prima cantava lunghe suite sperimentali, usava la voce come uno strumento, e tanti lo seguivano proprio per quello. Qui sceglie le parole più comuni dell'italiano: amore, mattino, porta. Lui stesso ha raccontato che nella sua fase americana aveva sentito il bisogno di arrivare a tutti. C'è chi l'ha presa per una resa. Io ci sento il contrario: ci vuole coraggio a cantare una frase così, senza ironia, dopo anni in cui a molti della mia generazione la canzone d'amore sembrava un lusso da farsi perdonare.

Il momento in cui la scena si scioglie è il ponte.
Non voglio andar via, se ti perdo non ho
Più nessuna ragione per vivere
È un'esagerazione, certo, come in tante canzoni d'amore di quegli anni, e non è la parte che mi commuove. Mi commuove quello che viene prima: "non voglio andar via". L'uomo che nel ritornello se ne andava ogni mattina con tanta sicurezza ammette, finalmente, che uscire gli pesa. È la prima volta che il suo "vado via" diventa un "non voglio".

Per questo, oggi, non la ascolto come una canzone di possesso, anche se dice "mia". La ascolto come una canzone sulla soglia: sulla fatica quotidiana di lasciare una persona per andare a vivere la giornata, sapendo che la sera si torna. Resta da capire se lui, quella mattina, sia uscito davvero. La canzone non lo dice, e forse è meglio così.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Foto: NOS, CC BY-SA 3.0 nl, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

Qui trovi le frasi commentate dalla redazione e dai lettori.

  1. Dammi il tuo amore, non chiedermi niente
    da Tu sei l'unica donna per me, Alan Sorrenti

    Tre imperativi in fila, se si conta anche quello del verso dopo: dammi, non chiedermi, dimmi. A prima vista è il patto più sbilanciato che si possa immaginare, uno che prende tutto e non concede nemmeno una domanda....

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  2. Tu sei sempre mia anche quando vado via
    da Tu sei l'unica donna per me, Alan Sorrenti

    Oggi quel "mia" può suonare stonato, e capisco chi ci sente una nota di possesso. Nel 1979 era la lingua di tutte le canzoni d'amore, ma qui c'è qualcosa di più. Il "vado via" non è un addio: è l'uscita di ogni...

    Leggi la nota
  3. È triste aprire quella porta
    da Tu sei l'unica donna per me, Alan Sorrenti

    Di solito nelle canzoni la tristezza sta nel chiudere una porta, quando qualcuno se ne va per sempre. Qui è il contrario: è triste aprirla. È il gesto più normale della mattina, e proprio per questo pesa. E poi c'è...

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  4. Il resto non conta se io sono con te
    da Tu sei l'unica donna per me, Alan Sorrenti

    Mi colpisce l'ordine delle parole. Non dice "se tu sei con me", come ci si aspetterebbe da un uomo che si sente al centro della scena: dice "se io sono con te". È lui che si sposta, che esce e rientra, che va verso di...

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