Storie brevi

di Tananai e Annalisa · 2024

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché ascoltarla

Tananai l'ha detto quando la canzone è uscita: lui la ascolterebbe anche a novembre. Gli do ragione, perché di spiaggia qui dentro ce n'è poca: niente sabbia, niente ritmo latino, e sotto un beat che lui stesso dice di aver preso dal french touch dei Daft Punk e dal rock degli Strokes. È una canzone da sera e da città con le luci accese, più che da ombrellone.

E poi è un duetto vero. Annalisa ci teneva a dirlo: non una di quelle collaborazioni con le strofe divise a metà, ma due voci che cantano insieme. Mettila in cuffia e ascolta come si passano le frasi e si rispondono. Più che una canzone sembra una conversazione, e ogni volta ci senti una battuta che la volta prima ti era sfuggita.

Nina · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 3 settembre 2024
    Storie brevi ha vinto il Power Hits Estate 2024, il premio con cui RTL 102.5 incorona la canzone dell'estate: Tananai e Annalisa lo hanno ritirato il 3 settembre 2024 all'Arena di Verona. Tre mesi prima, il 2 giugno, l'avevano cantata dal vivo per la prima volta sul porto di Giovinazzo, a una tappa di Road to Battiti, tre giorni prima dell'uscita del singolo.
    Fonte: play.rtl.it
Ti dico subito una cosa che mi ha fatto sorridere: una canzone che si chiama Storie brevi parla dell'unica storia che, secondo chi la canta, breve non è. Le storie brevi sono quelle degli altri. Il titolo è un dito puntato fuori dalla finestra.

E fuori dalla finestra c'è l'estate, quella che conosciamo tutti: le partenze, le foto dalla spiaggia, gli amori di due settimane che a settembre nessuno ricorda più. Loro due invece restano.

Tutti sono al mare e noi no
Abbiamo troppe cose in ballo
A me questi due versi sembrano il cuore di tutto. Di solito chi non parte si sente escluso, è quello che guarda le vacanze degli altri sul telefono. Qui no: restare è una scelta, quasi un privilegio. Le "cose in ballo" possono essere lavoro, impegni, città. Io ci sento soprattutto loro: la cosa in ballo è la storia stessa, e non la mollano per un ombrellone.

Annalisa, raccontando la canzone al Corriere della Sera, ha citato Bonnie e Clyde, Lupin e Margot, amori maledetti e complici. Secondo me è la chiave giusta, perché questa non è una canzone romantica nel senso dolce. È una canzone di complicità: due persone contro il resto del mondo, mentre la città si svuota.

Noi, due gatti neri
Questa immagine mi piace tantissimo. Il gatto nero porta sfortuna, almeno così si dice, e la gente cambia strada quando lo vede. Loro si prendono quella parte con orgoglio: siamo quelli da cui stare alla larga, quelli che non entrano nella cartolina. Due gatti neri non si fanno vedere in spiaggia, girano di notte, si bastano. È un modo elegante per dire che essere strani in due è meglio che essere normali da soli.

Poi arriva il bridge, con la confessione. Il mare che agitava, la mancanza detta in inglese, quasi per pudore, come se in italiano pesasse troppo. E subito dopo la frase che rovescia il titolo:

Finiranno, sono tutte storie brevi le altre
Qui c'è il punto che mi fa più tenerezza. Dire "le altre finiranno" è un modo per dire "la nostra no", senza avere il coraggio di dirlo davvero. È una promessa fatta in negativo. Nessuno può sapere se una storia durerà, e loro lo sanno benissimo: per questo parlano di quelle degli altri. La sicurezza sta tutta nel confronto, non in un giuramento.

Io la trovo una canzone d'amore furba e sincera insieme. Furba perché si traveste da hit estiva, sincera perché sotto c'è la paura di tutti: che anche questa, prima o poi, diventi una storia breve.

Tu da che parte stai? Al mare con gli altri, o in città con qualcuno per cui vale la pena restare?

Fonti: Corriere della Sera, intervista a Tananai e Annalisa

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