Mare di guai

di Ariete · 2023

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Un verso spiegato, ogni sera

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Mare di guai non è una canzone da primo ascolto. Al primo giro può sembrare soltanto una ballata malinconica, una delle tante. Anche Ariete si è convinta di lei solo dopo averla riascoltata più volte "a serrande chiuse", e secondo me è ancora il modo giusto di sentirla: da soli, in una stanza, senza fretta.

Vale la pena tornarci proprio per questo. Ogni volta che la rimetti cambia il verso che ti resta addosso: una sera è quel tu eri più bella di me dell'inizio, un'altra la luna arrabbiata del lunedì, un'altra ancora i respiri uniti la mattina. È una canzone che non si consuma perché non si lascia capire tutta in una volta, e chi la scopre adesso fa lo stesso lavoro lento che ha fatto lei.

Nina · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Mare di guai, scritta da Ariete con Calcutta, era pronta già a luglio ed era rimasta da parte per diversi mesi. Per Sanremo 2023 Ariete esitava fra questo e un altro brano: pesò il parere di Calcutta, che le disse "Questo è il brano per Sanremo", e lei si fidò. Al Festival si classificò quattordicesima.
    Fonte: open.online
Se ti hanno lasciato da poco, sai già che il momento peggiore non è il litigio. È dopo. È la sera in cui torni a casa, chiudi la porta e ti accorgi che nessuno ha toccato niente.

Mare di guai comincia esattamente lì. E la prima cosa che mi ha colpito, la prima volta, non è stata il ritornello: è stato un dettaglio da niente.
E c'è una torre di piatti che aspetta in cucina
Io la trovo una delle immagini più vere che si possano scrivere su una fine. Non il cuore spezzato, non le lacrime: i piatti. Perché il dolore, all'inizio, è soprattutto disordine. Le cose restano dove le avete lasciate in due, e tu non hai la forza di rimetterle a posto da sola, perché rimetterle a posto vorrebbe dire ammettere che è finita.

Poi arriva una frase che secondo me è il centro di tutta la canzone, anche se passa veloce, quasi detta tra sé:
Tutto ciò che amo mi fa sempre paura
Qui per me Ariete smette di raccontare una storia e inizia a raccontare sé stessa. Non dice "ho paura di perderti". Dice che ha paura di tutto quello che ama, sempre. È una confessione che riconosco in tante persone della mia età: appena una cosa conta davvero, smetti di goderla e cominci a controllarla.

Buttarsi lo stesso
E allora il ritornello mi sembra quasi una risposta a quella paura. Non è "salvami", non è "torna". È un invito strano, un po' folle:
Tu buttati con me, mare di guai
Non so nuotare in una vasca
Piena di squali, piena di squali
Pensaci: chi non sa nuotare di solito chiede una mano per uscire dall'acqua. Lei invece chiede all'altra di saltare dentro con lei. Ariete ha raccontato che quegli squali sono le sue paranoie e le insicurezze di una ragazza di vent'anni, con un mondo della musica che le era "esploso in mano". Io ci leggo questo: l'amore non come riva sicura, ma come qualcuno che accetta di stare nei tuoi guai. Non ti tira fuori. Ti tiene compagnia mentre affoghi un po'.

E c'è una dolcezza che mi commuove nel modo in cui la notte viene riscritta:
E buttati, che la notte è solo un giorno che riposa e ci incontriamo
La notte, che nelle canzoni d'amore finito è sempre il buio, qui diventa una pausa. Un giorno che si siede un attimo. E in quella pausa ci si può ancora trovare.

Il fatto che a parlare siano due ragazze, "perse" e "incontrate", nella canzone non è mai sottolineato: è semplicemente com'è. Ed è giusto così, perché quello che resta addosso è universale. Alla fine, nel lunedì in cui lei non è tornata, arriva la frase più semplice di tutte: forse ho perso. Non so se sia una resa. Ma subito dopo il ritornello ricomincia, e con lui l'invito a buttarsi. A me sembra la cosa più coraggiosa che si possa fare quando qualcuno non torna: ammettere di aver perso e chiamarla lo stesso.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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