Un'altra ora

di Ariete · 2023

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Un verso spiegato, ogni sera

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Per me è la canzone della prima sera calda: quella in cui esci senza giacca e ti accorgi che fuori è ancora chiaro. Non è un caso di calendario, perché Ariete l'ha fatta uscire proprio allora, il 19 maggio 2023, in digitale e in radio nello stesso giorno, sulla soglia dell'estate. Ha il passo di un giro in macchina con il finestrino abbassato e nessuna fretta di tornare.

Vale la pena tornarci anche per un altro motivo. Sta dentro un album che si chiama La notte, lo stesso di Mare di guai e della sua storia finita, e lì in mezzo è il momento in cui una storia invece comincia. Se ascolti il disco dall'inizio arriva presto, alla terza traccia, ed è quella che ti fa prendere fiato.

Nina · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Il testo di Un'altra ora è di Ariete, la musica di Michele Zocca, che firma anche la produzione con il nome d'arte Michelangelo: è il produttore di Blanco, con cui ha realizzato l'album Blu celeste e Brividi, la canzone vincitrice di Sanremo 2022 con Mahmood. Il videoclip è diretto e montato da Paolo Blarzino.
    Fonte: it.wikipedia.org
Ci sono canzoni d'amore che giurano per sempre. Questa no. Questa chiede sessanta minuti, e secondo me è proprio lì che sta tutta la sua onestà.

Guarda il titolo: è un'unità di misura. Non "per tutta la vita", non "fino alla fine", ma un'ora, e poi magari un'altra ancora. Il verso che lo dice è anche quello che ti resta in testa dopo il primo ascolto:
Se ci sei tu, respiro un'altra ora
Respiro, non vivo. È il verbo più piccolo che c'è, quello che fai senza pensarci. Per me qui Ariete dice una cosa molto precisa: quando l'altra persona c'è, il tempo non diventa infinito, diventa abbastanza per arrivare all'ora dopo. È un amore misurato a respiri, e io lo trovo molto più vero di tante promesse eterne.

Poi c'è il posto in cui la canzone ti porta. Non è una spiaggia e non è una stanza: è un luna park.
Parco giochi, perderò un battito
Mettici accanto il "portami su" che arriva subito dopo, e io vedo una giostra, una di quelle che ti tirano in alto e ti lasciano lo stomaco a terra. Il battito perso è quello: il vuoto della salita, la paura che ti piace. Ed è qui che il titolo cambia ancora senso. Su una giostra il giro finisce sempre, lo sai prima di salire. Un'altra ora è un altro giro: scendi, ti rimetti in fila, ricompri il biglietto. Non perché non sai che finirà, ma perché vuoi rifarlo lo stesso.

Nella seconda strofa c'è una riga che mi ha sorpreso, perché in tante canzoni di Ariete l'amore lascia il segno, e qui no:
Scaldi piano senza bruciare
È un calore gentile, quello del sole di maggio quando ancora non scotta. Chi canta sa benissimo che si sta lasciando portare, che una parte di questo gioco è anche un po' un'illusione, e lo accetta con il sorriso. Non c'è niente di tragico. C'è la voglia di godersi una cosa mentre succede, senza chiederle subito che cosa diventerà.

Io la ascolto quando qualcosa sta appena cominciando e non voglio ancora sapere come andrà a finire. Dura meno di tre minuti, e appena finisce viene voglia di farla ripartire. Che poi è esattamente quello che chiede: ancora un giro, ancora un'ora.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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