Guapparia

di Mario Merola · 1914

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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La rimetterei quando un discorso privato sta per diventare una dichiarazione davanti a tutti. Guapparia fa sentire il rischio di aggiungere spettatori a un dolore: chi vuole riavere una persona finisce per chiedere anche agli altri di riconoscere il torto subito. Prima di premere invio, questa serenata può diventare una pausa utile. Non perché una canzone dia consigli, ma perché ci lascia osservare da fuori una situazione in cui è facile sentirsi soltanto dalla parte della ragione.

Nel repertorio di Mario Merola cercherei anche questo: una distanza dal proprio sfogo. Non serve riconoscersi nel guappo. Basta chiedersi a chi stiamo davvero parlando quando rendiamo pubblica una ferita.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Guapparia è anche il titolo di un film del 1984 diretto da Stelvio Massi, con Mario Merola e Ida Di Benedetto. Nel film Merola canta la canzone di Bovio e Falvo.
    Fonte: it.wikipedia.org
Il punto che mi ferma in Guapparia non è la minaccia, ma il momento in cui i compagni smettono di suonare come prima. Il protagonista vuole dirigere tutto: sveglia gli altri, sceglie la destinataria, ordina ai musicisti di continuare. Poi arriva qualcosa che non ha comandato: gli altri piangono per lui. Leggo il testo d'autore di Bovio, senza attribuire ogni verso o questa precisa successione alla singola registrazione di Merola.

All'inizio sembra che basti alzare la voce per riprendere il controllo. La serenata è avvelenata: l'uomo vuole far soffrire Margarita, e per questo trasforma una ferita privata in uno spettacolo. A me il bicchiere di vino che racconta di aver bevuto fa pensare a un coraggio da sostenere, non a una sicurezza già posseduta. È una mia impressione: lui, naturalmente, non la chiamerebbe paura.

Ma in mezzo alla sfida compare una richiesta sorprendente:
Cacciatemmenne 'a dint' 'a suggità!
Chiede di essere cacciato dalla società a cui appartiene. Nel mondo evocato dalla canzone, la guapparia è il prestigio che sente di aver perduto. Non dice soltanto che Margarita non lo ama: parla come se quella perdita lo rendesse indegno anche dei compagni. Qui trovo il nodo più doloroso: non riuscire a separare un rifiuto dal proprio valore. Se lei può lasciarlo, allora pensa di non essere più nessuno.

Per questo il finale mi interessa più di una vendetta riuscita. Lui si dichiara ancora in voce, pronto a cantare fino a domani. Intanto il mandolino perde il tempo e la chitarra non si fa sentire. Il testo mostra che qualcosa si è interrotto prima ancora di nominarne la ragione. Il protagonista credeva di avere un'orchestrina al servizio del suo dispetto; si ritrova davanti persone che partecipano al suo dolore.

Si può leggere quel pianto come l'umiliazione definitiva del guappo. Io ci vedo anche una possibilità meno amara: i compagni non sono soltanto un tribunale. Lui domanda l'espulsione, loro rispondono con le lacrime. Non sappiamo che cosa succederà dopo, e non voglio inventare una riconciliazione. Però la sua idea di dover restare impassibile non è più l'unica regola della scena.

È questo che mi resta: un uomo convoca testimoni della propria forza e trova testimoni della propria fragilità. Forse per lui è ancora una sconfitta. Per me, almeno per un istante, non lo è soltanto.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Frasi commentate e traduzione

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    da Guapparia, Mario Merola

    TraduzioneChe è la donna più bella dell'Infrascata.

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  2. 'a luna se vestesse 'e lutto.
    da Guapparia, Mario Merola

    TraduzioneLa luna si vestisse a lutto.

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  3. Ero 'o cchiù guappo 'e vascio â Sanità.
    da Guapparia, Mario Merola

    TraduzioneEro il guappo più temuto giù alla Sanità.

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  4. Pecché nun va cchiù a tiempo 'o mandulino?
    da Guapparia, Mario Merola

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