Va, pensiero

di Giuseppe Verdi e Temistocle Solera · 1842

1 interpretazione, 3 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Ogni primo gennaio, all'ora di pranzo, il Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice va in onda su Rai 1 e si chiude sempre allo stesso modo: prima il Va, pensiero, poi il brindisi della Traviata. A me piace questo ordine. L'anno nuovo comincia con il canto di chi è lontano da casa, e solo dopo si alzano i calici, come se prima di festeggiare ci si ricordasse di chi non può farlo.

E non è un rito da museo. Nel marzo 2022, con la città minacciata dalla guerra, il coro e l'orchestra dell'Opera di Odessa lo hanno cantato all'aperto, davanti al teatro barricato. Un coro di esuli scritto quasi due secoli fa è servito a dire che cosa si prova quando la propria casa è in pericolo.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 27 febbraio 1901
    Il 27 febbraio 1901, nelle cerimonie per il trasferimento della salma di Giuseppe Verdi alla Casa di Riposo per Musicisti di Milano, Arturo Toscanini diresse il Va, pensiero con un coro di 820 voci.
    Fonte: deseret.com
C'è una cosa che mi colpisce ogni volta che un teatro intero canta il Va, pensiero: lo cantiamo a voce piena, quasi con orgoglio, come un inno. Eppure chi lo canta, nell'opera, è un popolo sconfitto. Gli Ebrei del Nabucco sono prigionieri in Babilonia, il tempio è distrutto, la casa è lontana. Non stanno marciando da nessuna parte. Sono in catene, costretti al lavoro, sulla riva di un fiume straniero.

E allora che cosa possono mandare verso casa? Non un esercito, non una lettera. Mandano un pensiero, l'unica cosa che nessun carceriere riesce a tenere chiusa.
Va, pensiero, sull'ali dorate;
va, ti posa sui clivi, sui colli,
Le parole di Temistocle Solera sono quelle dell'Ottocento colto e vanno un po' tradotte: i "clivi" sono i pendii, e nel verso dopo l'aria della terra natale "olezza", cioè profuma. A me piace che quel pensiero non vada lontano a compiere imprese. Va a posarsi, come un uccello, su una collina che conosce. È la nostalgia più semplice che ci sia: il profumo dell'aria di casa.

Per questo, credo, il coro è uscito presto dal teatro e non ci è più tornato del tutto. Non serviva sapere chi fosse Nabucco. Bastava sapere che cosa vuol dire guardare verso un posto in cui non si può tornare. Gli esuli istriani, fiumani e dalmati, dopo la seconda guerra mondiale, ne fecero il canto del loro esodo, a volte cambiandone le parole: la storia di un popolo antico era diventata la loro.

Ma la parte che mi sembra più sorprendente arriva alla fine, ed è quella che si ascolta meno, perché a quel punto siamo già commossi. Il coro non chiede vendetta, e nemmeno la libertà. Chiede una musica.
o t'ispiri il Signore un concento
che ne infonda al patire virtù!
Il "concento" è un'armonia, un canto di molte voci insieme; "ne infonda al patire virtù" vuol dire: ci dia la forza di sopportare il dolore. Ecco il punto, secondo me: il Va, pensiero è una canzone che spiega a che cosa servono le canzoni. Non cambiano la sorte di chi soffre, non abbattono le mura di Babilonia. Danno la forza di restare in piedi mentre si soffre.

Forse è per questo che lo si sente nei momenti più diversi, nei teatri e nelle piazze, nei giorni di festa e in quelli di lutto. A chi lo canta oggi non promette una vittoria. Promette una cosa più piccola e più vera: che il dolore, cantato insieme, pesa un po' meno.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Testo

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Va, pensiero, sull'ali dorate;
va, ti posa sui clivi, sui colli,
ove olezzano libere e molli
l'aure dolci del suolo natal!

Del Giordano le rive saluta,
di Sïonne le torri atterrate.
Oh mia patria sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!

Arpa d'or dei fatidici vati,
perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
ci favella del tempo che fu!

O simìle di Sòlima ai fati
traggi un suono di crudo lamento,
o t'ispiri il Signore un concento
che ne infonda al patire virtù!

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