Oh mia patria sì bella e perduta!
È il verso che tutti ricordano, e la parola che pesa è l'ultima. Una patria "perduta" non è soltanto lontana: è una casa che non c'è più, con le torri di Sion abbattute. Nell'Ottocento molti ci hanno letto l'Italia divisa e sotto un dominio straniero, e capisco perché. Ma a me...
Oh membranza sì cara e fatal!
"Membranza" è la rimembranza, il ricordo. Ed è insieme "cara" e "fatal": per me qui c'è tutta la fatica di chi vive lontano. Il ricordo di casa è prezioso, perché la tiene viva, ma è anche quello che fa più male, perché ogni giorno ricorda che cosa manca. "Fatale"...
Arpa d'or dei fatidici vati
I "vati" sono i poeti profeti, e "fatidici" vuol dire che annunciano il destino. La loro arpa d'oro, nel verso dopo, pende muta da un salice. È un'immagine presa dal Salmo 137, a cui Solera si ispira: lì gli esuli appendono le cetre ai salici e si rifiutano di cantare in terra...
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Va, pensiero, sull'ali dorate;
va, ti posa sui clivi, sui colli,
ove olezzano libere e molli
l'aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
di Sïonne le torri atterrate.
Oh mia patria sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!
Arpa d'or dei fatidici vati,
perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
ci favella del tempo che fu!
O simìle di Sòlima ai fati
traggi un suono di crudo lamento,
o t'ispiri il Signore un concento
che ne infonda al patire virtù!