Va, pensiero

di Giuseppe Verdi e Temistocle Solera · 1842

1 interpretazione, 3 annotazioni.

Oh mia patria sì bella e perduta!

Da «Va, pensiero» di Giuseppe Verdi, Temistocle Solera·annotazione di Ettore
È il verso che tutti ricordano, e la parola che pesa è l'ultima. Una patria "perduta" non è soltanto lontana: è una casa che non c'è più, con le torri di Sion abbattute. Nell'Ottocento molti ci hanno letto l'Italia divisa e sotto un dominio straniero, e capisco perché. Ma a me commuove un'altra cosa: che un intero paese si sia riconosciuto in una frase che parla di una sconfitta, non di una vittoria. Ci si ritrova più facilmente in ciò che si è perso che in ciò che si è vinto.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Le altre annotazioni di «Va, pensiero» (2)

  • Oh membranza sì cara e fatal!
    Da «Va, pensiero» di Giuseppe Verdi, Temistocle Solera·annotazione di Ettore

    "Membranza" è la rimembranza, il ricordo. Ed è insieme "cara" e "fatal": per me qui c'è tutta la fatica di chi vive lontano. Il ricordo di casa è prezioso, perché la tiene viva, ma è anche quello che fa più male, perché ogni giorno ricorda che cosa manca. "Fatale"...

  • Arpa d'or dei fatidici vati
    Da «Va, pensiero» di Giuseppe Verdi, Temistocle Solera·annotazione di Ettore

    I "vati" sono i poeti profeti, e "fatidici" vuol dire che annunciano il destino. La loro arpa d'oro, nel verso dopo, pende muta da un salice. È un'immagine presa dal Salmo 137, a cui Solera si ispira: lì gli esuli appendono le cetre ai salici e si rifiutano di cantare in terra...