Regina

di Renato Zero · 1977

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Regina la rimetto quando qualcuno mi racconta una separazione e mi accorgo di sentire una campana sola. Sono tre minuti e mezzo che si ascoltano meglio da grandi, dopo essere stati almeno una volta dalla parte di chi resta. E chi conosce soltanto il Renato Zero delle grandi platee la prende quasi per una scoperta: lo stesso artista agli inizi del successo, con un tono molto più ruvido.

Per tornarci con un buon suono c'è Zerofobia rimasterizzato nel 2019. Il mio consiglio è ascoltare il lato B di fila: Regina arriva poco prima della fine e, due canzoni dopo, lascia il posto a Il cielo. Passare da quella rabbia a quel respiro largo in poco più di dieci minuti dice di Zero più di tante raccolte.

Ettore · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Il testo di Regina è firmato da Renato Zero con Franca Evangelisti, la musica da Zero con Piero Pintucci, anche produttore di Zerofobia. Romana, classe 1935, Evangelisti aveva cominciato alla fine degli anni Cinquanta come cantante con il nome d'arte Evy Angeli, prima di diventare paroliera della RCA e, per circa vent'anni, una delle autrici più vicine a Zero: con lui firmò le parole di Amico.
    Fonte: it.wikipedia.org
Bisogna rimetterla al suo posto, Regina: quasi in fondo a un disco del 1977 che parlava di chi si vende, di manichini, di ambulanze, cantato da un ragazzo romano con la cipria e le paillettes. In mezzo a quel teatro arriva una canzone che sembra la più semplice di tutte. Un uomo caccia una donna e le grida dietro due parole che non lasciano spazio. Chi l'ascoltava allora ci sentiva la rabbia, e basta. Io, a riascoltarla adesso, ci sento soprattutto un uomo che si sta difendendo.

La scena è precisa come in un film. Sta per arrivare un altro a prenderla, uno che ha i soldi per finanziarle i sogni, e chi canta prepara già le frasi da dire dopo. Elenca le colpe di lei con una furia che non si ferma. Poi, dentro il ritornello, succede una cosa che si nota solo alla terza o quarta volta:
Quando un uomo
Accanto a te
Non è un uomo, mai… Mai!
Qui il bersaglio si sposta senza avvisare. Gli insulti sono per lei, ma questo verso è per gli uomini: quelli che non vedono i suoi vizi, quelli che le stanno accanto senza esserci davvero. Per un momento la colpa cambia indirizzo, e non sono sicuro che chi canta si accorga di includere anche se stesso.

Lo capisco meglio nella strofa che per me è il cuore nascosto della canzone. Quattro volte di fila lui dice chi non è: non quello da decidere, non quello da difendere, non quello degli errori di lei. E chiude così:
Non sono quello, che non vince mai…
Un uomo che si racconta solo per negazione, secondo me, ha una gran paura di essere proprio quello che nega. La furia del ritornello diventa allora una corazza, e la canzone smette di essere un processo a una donna per diventare il ritratto di chi ha bisogno di un colpevole per non sentirsi sconfitto.

Anche il titolo, a quel punto, cambia sapore. Regina è una parola detta con il sorriso storto, una corona messa in testa per prendere in giro. Eppure è l'ultima parola che resta, gridata due volte, come se lui non riuscisse a smettere di chiamarla.

Mi piace pensare che non sia un caso se, in quegli anni, a cantare questa rabbia tutta maschile fosse proprio Renato Zero, che sul palco metteva in gioco con il trucco e i costumi l'idea stessa di cosa dovesse essere un uomo. Oggi quelle due parole urlate fanno un effetto più duro di allora, ed è giusto che lo facciano. Ma se la si ascolta fino in fondo, Regina non dà ragione a chi grida: lo mostra mentre si racconta una storia per reggersi in piedi.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Foto: Francesco Maresca, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Frasi commentate

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  1. Dirò ch'eri soltanto, un ospite!
    da Regina, Renato Zero

    È la prima bugia della canzone, e lui la prepara in anticipo. L'altro non è ancora arrivato a prenderla e chi canta ha già pronta la versione da raccontare in giro: un ospite, niente di più. Mi colpisce quella parola...

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  2. Senz'anima, è un mestiere, o poco più…
    da Regina, Renato Zero

    Qui l'accusa si fa più pesante, e va letta con calma. Nel verso prima lui le riconosce una bravura, qui gliela toglie: l'amore fatto senza anima diventa un mestiere. La parola allude a una donna che si fa mantenere, e...

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  3. Lo specchio, è il solo a cui, non mentirai!
    da Regina, Renato Zero

    Dopo tante accuse arriva un verso quasi tenero, che a me ferma ogni volta. Lei sa ingannare tutti, dice, tranne lo specchio. Io ci sento l'ombra di una fiaba, la regina che interroga lo specchio, e il titolo prende un...

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  4. E quei trucchi, credi a me, non stanno su…
    da Regina, Renato Zero

    Trucchi, in questo verso, vuol dire due cose insieme. C'è il trucco sul viso, che col passare delle ore cola e non regge, e ci sono i trucchi di chi seduce per interesse. Nessuno dei due, dice lui, dura. A me colpisce...

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