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di Emma Nolde · 2024

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Un verso spiegato, ogni sera

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Perché ascoltarla

La metto alla fine di qualcosa di breve: l'ultima sera di una vacanza, il treno del ritorno, la domenica dopo un weekend passato con una persona nuova. Sono tre minuti di chitarra e voce e chiudono il disco NUOVOSPAZIOTEMPO: dopo dieci tracce piene di suono, è come se qualcuno abbassasse le luci.

Vale la pena tornarci perché non ti chiede di essere triste per quello che finisce. Ti lascia addosso la sensazione che quei pochi giorni siano bastati, e che camminare in due sia stato davvero più leggero. È una canzone da ascoltare a volume basso, magari in cuffia, quando hai voglia che qualcuno ti parli da vicino.

Nina · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Emma Nolde ha registrato 2 con il suo telefono, chitarra e voce: è quella traccia audio, ha spiegato, che si sente nel disco. È l'ultima canzone di NUOVOSPAZIOTEMPO (2024) e lei ha detto di aver voluto chiudere l'album proprio così.
    Fonte: newsic.it
"Quanti siete?" "Due." Lo rispondi senza pensarci, al ristorante, al cinema, alla cassa del museo. Ecco, questa canzone si chiama così, con una cifra al posto di un titolo. E secondo me è il titolo più giusto che potesse avere, perché tutto quello che succede dentro succede solo a una condizione: essere in due.

Non è una canzone sull'amore per sempre. È una canzone su un amore che ha una scadenza, e lo dice già nella prima strofa.

Abbiamo pochi giorni
Per innamorarci

Io ci sento quelle storie che nascono in un tempo stretto: una vacanza, un'estate, una settimana in cui qualcuno è di passaggio nella tua vita. Di solito le raccontiamo come storie minori, quasi da scusarsi. Qui no. Qui il poco tempo diventa una sfida, quasi un vanto: gli altri ci mettono una vita, noi un secondo. La fretta non toglie valore, lo concentra.

La cosa che mi commuove di più, però, non è la promessa. Sono i gesti piccoli. Nella seconda strofa non c'è nessuna dichiarazione, c'è una persona che guarda l'altra da vicino, la vede quando si vergogna, e invece di approfittarne la copre.

Sono la prima cosa che vedi quando ti alzi

Per me questa è la definizione più onesta di intimità che ho sentito da un po'. Non il bacio, non la notte: il risveglio. Essere la prima immagine della giornata di qualcuno, con gli occhi ancora gonfi, prima che ci si metta la faccia da mostrare agli altri. E nota che anche la porta è una sola, si esce da dove esce l'altro. È una vita a specchio, per pochi giorni.

Poi c'è il ritornello, che fa una cosa semplicissima: prende le fatiche normali, camminare, addormentarsi, annoiarsi, stare al buio, e le alleggerisce una per una. Non le cancella. Le divide per due. Emma Nolde ha raccontato che il disco, pieno di dubbi e di paura del futuro, finisce proprio con la scoperta che quei dubbi pesano meno se li condividi in due. A me sembra che questa canzone sia quella scoperta detta nel modo più piccolo possibile, senza grandi parole, con la voce vicina.

E allora ti dico perché la trovo coraggiosa. Perché non finge che la storia durerà. Sa che alla fine si torna ai doveri, alla vita di tutti i giorni. Eppure non c'è nessuna malinconia anticipata, nessun addio messo lì in fondo a rovinare il presente. Si sta in due finché si può, e intanto il mondo diventa più facile.

Io la metto quando ho appena conosciuto qualcuno e non so ancora cosa saremo. Mi ricorda che non serve saperlo per vivere bene quei giorni. Tu ce l'hai avuta, una storia così, breve e intera? Secondo me sì. E secondo me, se ci ripensi, non ti sembra affatto piccola.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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