Tuttoscorre

di Emma Nolde · 2024

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Un verso spiegato, ogni sera

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Perché ascoltarla

Dura meno di tre minuti, e conviene tenerla a portata di mano per una sera precisa: quella in cui hai già pronta la frase per chiudere. Gli archi pizzicati dell'arrangiamento battono come una lancetta e ti ricordano che il tempo passa comunque, che tu scappi o che resti. Io la uso così, come una pausa prima di decidere.

Tornarci serve anche quando le cose vanno bene, perché sposta lo sguardo da ciò che si rompe a ciò che si può aggiustare. E se cercate l'esercizio opposto, mettetele accanto Quello che deve essere sarà, dove la stessa voce prova invece a lasciare andare: tenere e mollare, due fatiche diverse che prima o poi tocca imparare tutte e due.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 27 settembre 2024
    Tuttoscorre è uscita come singolo il 27 settembre 2024 per Carosello Records: era il secondo estratto dopo Mai fermi, pubblicato il 5 giugno, e anticipava l'album Nuovospaziotempo dell'8 novembre, dove è la quinta traccia. La copertina digitale del singolo è firmata dal grafico Federico "Ferenwski" Ferè.
    Fonte: recensiamomusica.com
Il titolo è scritto tutto attaccato, senza lo spazio che la grammatica pretenderebbe. Mi piace pensare che non sia un vezzo grafico: è una parola che non lascia fessure, come una corrente che non ti dà il tempo di prendere fiato. E dentro c'è, inevitabile, la formula che da secoli si mette in bocca a Eraclito. Solo che per il filosofo lo scorrere era la legge del mondo, quasi una consolazione. Qui no. Qui lo scorrere non è il paesaggio, è l'avversario.

E mentre tutto scorre
Tu non correre

Ascoltate quanto si somigliano i due verbi: scorre, correre. Sono quasi la stessa parola, e la canzone chiede proprio di separarle. Il fiume va per conto suo, e va bene così; la persona che hai accanto non è obbligata a seguirlo. Tutta la canzone sta in questa piccola distinzione: si può vivere dentro la corrente senza diventare corrente.

Emma Nolde ha raccontato da dove nasce: dall'abitudine a usare e gettare tutto, i vestiti, il cibo, gli oggetti che durano qualche mese, e dal desiderio di far durare almeno i rapporti, in amicizia e in amore. Leggendo queste parole mi è tornato in mente Amore liquido di Zygmunt Bauman, il libro in cui i legami vengono trattati come merci, pronti per essere sostituiti dal modello successivo. Ma la canzone non fa sociologia. Non punta il dito da fuori: è dentro la scena, nel momento in cui l'altra sta per arrendersi, e trema. La promessa di non buttarsi "come carta" pesa perché è detta da chi ha paura, non da chi fa la predica.

Il verbo che conta, per me, è riparare. È un verbo da artigiano, non da innamorato: presuppone che qualcosa si sia già rotto, e che valga la pena perderci del tempo. La fedeltà, qui, è una forma di manutenzione, poco eroica e molto concreta.

Devo dire dove mi convince meno. In un paio di punti le immagini arrivano un po' troppo pronte: due modi di dire messi in fila, l'aereo che trema prima di volare. Funzionano, ma le ho già sentite altrove. Forse è voluto, il linguaggio di tutti i giorni usato come un vestito vecchio che non si butta; forse no.

E poi c'è il finale, che è la cosa che mi fa tornare a questa canzone. Nei ritornelli la promessa è al futuro, una certezza: non moriremo. Nell'ultimo giro il verbo scivola al presente e davanti gli spunta un "se".

Se mentre
Tutto muore noi amore
Non moriamo qui

La garanzia diventa un'ipotesi. E l'ultima riga lascia la frase sospesa, senza la conclusione che ti aspetteresti. Si potrebbe leggerla come una resa; io ci sento piuttosto l'onestà di chi promette senza sapere. Chi giura di salvare qualcosa dal tempo, in fondo, può solo fare la sua parte e aspettare. Resta da capire se quel "se" sia la crepa della promessa o la sua forma più adulta. Io non l'ho ancora deciso.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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