Universo parallelo

di Emma Nolde · 2024

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché ascoltarla

Io la rimetto quando torno dai miei e salta fuori il cassetto delle foto vecchie. È una canzone che ti fa guardare i tuoi genitori come persone, con i dubbi e i desideri che avevano prima di te, e non solo come quelli che ti dicevano cosa fare. Quattro minuti, e a cena ti viene voglia di fare una domanda in più.

Funziona anche dal vivo, in mezzo alla gente: all'ultima data della prima parte del tour di NUOVOSPAZIOTEMPO, al Glue di Firenze nel marzo 2025, Emma Nolde l'ha cantata con suo padre tra il pubblico. Per questo la consiglio così: da ascoltare con qualcuno accanto, non per forza da soli in cuffia.

Nina · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Il padre di Emma Nolde, a cui Universo parallelo è dedicata, l'ha ascoltata per la prima volta solo a disco finito, in un ascolto in famiglia con i testi stampati in mano. Nolde ha raccontato che dopo una decina di secondi del brano si è girata e ha trovato i suoi occhiali completamente appannati.
    Fonte: noisyroad.it
Hai mai trovato una foto di tuo padre a vent'anni? I capelli diversi, una faccia che quasi non riconosci, e quella sensazione strana: questo ragazzo non sa ancora niente di te.

Io Universo parallelo la sento così. È quella foto, ma con la porta aperta. Emma Nolde non si limita a guardarla: ci entra dentro e si siede accanto a lui, alla pari.

In questo mondo inventato hanno la stessa età. Si capiscono con uno sguardo, lui è pieno di dubbi e fa domande, e lei gli risponde. Ed ecco il giro di chiave che secondo me regge tutta la canzone.

E ti dicevo le cose che mi hai insegnato
E ti dicevo quello che avresti sbagliato

Pensaci un attimo. Gli restituisce le sue stesse lezioni prima che lui le abbia imparate. È un cerchio perfetto e un po' vertiginoso: le cose che un padre ti ha detto a cena, al telefono, in macchina, tornano indietro fino al ragazzo che ancora non le sapeva. E lei ci aggiunge l'avvertenza da amica: guarda che qui sbaglierai.

Lei ha raccontato che suo padre da giovane suonava, e che aveva lasciato i suoi sogni per un lavoro normale. Lo stesso padre che oggi le dice che, se strade sicure non ce ne sono, tanto vale fare quello che la rende felice. Con questo in testa le strofe cambiano colore. Gli esami, le equazioni, le cose che forse avrebbe voluto fare invece. Lei guida, lo porta in giro per distrarlo, lo difende. I ruoli si scambiano, e per una volta è la figlia a prendersi cura del ragazzo.

Poi arriva la parte che a me fa venire il groppo in gola. Il ritornello torna quasi uguale, ma all'ultima riga la frase si rovescia.

E ti dicevo grazie di avere sbagliato

Non è più l'avvertenza su dove sbaglierà, perché possa evitarlo. È grazie. Perché se lui avesse fatto tutto giusto, tutto come se lo immaginava a vent'anni, forse lei non ci sarebbe. O ci sarebbe un'altra persona. Gli sbagli di un padre sono anche la strada che porta a te, e lei lo ripete più volte di fila, come chi ha bisogno di sentirselo dire ad alta voce.

Mi piace che non ci sia nessun rimprovero. Non è la canzone di una figlia che ha capito tutto meglio dei genitori. È una figlia che ha paura di deluderlo e scopre che nemmeno lui, alla sua età, aveva le idee chiare. Io ci sento una tenerezza enorme: vedere tuo padre fragile e non volerlo più aggiustare.

Se hai un padre, una madre, qualcuno che ti ha cresciuto e con cui ogni tanto litighi, ascoltala pensando a quella foto. Poi magari chiamalo. Non serve dirgli tutto questo. Basta chiedergli com'era, a vent'anni.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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Frasi commentate

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  1. Ti difendevo io e per la prima volta
    Abbassavi la guardia
    da Universo parallelo, Emma Nolde

    Di solito succede il contrario: è il genitore che ti difende, e tu cresci dietro di lui. Qui la figlia si mette davanti. E guarda quel "per la prima volta": vuol dire che quel ragazzo la guardia l'ha sempre tenuta...

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  2. Forse avresti voluto solo
    Solo suonare il piano
    da Universo parallelo, Emma Nolde

    Senti come quel "solo" si ripete a cavallo delle due righe? A me sembra un sospiro. Emma Nolde ha raccontato che suo padre era un musicista e che a un certo punto ha lasciato i suoi sogni per un lavoro normale. Allora...

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  3. Forse hai fatto tutto apposta
    Per potermi incontrare
    da Universo parallelo, Emma Nolde

    È uno scherzo tenero, di quelli che fai alle persone che ami. Le scelte giuste e quelle sbagliate, la vita che non era quella sognata: e se fosse servito tutto a questo? Ovviamente non è vero, nessuno programma così...

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  4. Forse anche questa volta
    Avevi ragione te
    da Universo parallelo, Emma Nolde

    L'ultima parola la lascia a lui. Dopo un'intera canzone passata a insegnargli e a correggerlo, chiude dandogli ragione, e quel "anche questa volta" fa capire che è successo spesso. Il "te" al posto di "tu" è il modo...

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