Duemilaminuti

di Mara Sattei · 2023

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Un verso spiegato, ogni sera

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Torno a Duemilaminuti per una frase che Mara Sattei ha detto parlandone, più che per un verso: l'importante è non sottovalutare mai i piccoli segnali. La canzone è fatta proprio di quelli, una colpa spostata ogni volta sull'altra, una rabbia che cresce, e chi la ascolta oggi può riconoscerli prima che diventino lividi.

Per lei il messaggio era che chi si sente sbagliato, quando chiede aiuto, deve essere ascoltato. È un buon motivo per rimetterla e per farla sentire a qualcuno. E se quei segni li riconosci da vicino, c'è un numero da tenere a mente: il 1522, la linea antiviolenza e stalking.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • 11 febbraio 2023
    Durante il Festival di Sanremo 2023 Mara Sattei ha ricevuto dal CoReCom Liguria, per Duemilaminuti, il "Premio CoReCom Giovani, Web e Musica", che quell'anno aveva come tema la violenza contro le donne. Nella motivazione la canzone è indicata come uno stimolo a riaffermare la parità dei diritti tra uomini e donne nelle relazioni sentimentali.
    Fonte: regione.liguria.it
La parola che torna più spesso in Duemilaminuti non è "amore", e nemmeno "minuti". È "voce". Compare prima del ritornello, ritorna in ogni ritornello, chiude la canzone due volte. Chi canta non racconta prima di tutto un uomo che fa male: racconta di aver perso la capacità di dirlo.
Pensavo di poter usare la voce
Ma dentro di me ora la voce non c'è
Mi è venuta in mente Eco, la ninfa delle Metamorfosi di Ovidio. Giunone le toglie la parola e la condanna a ripetere soltanto le ultime parole degli altri; lei si innamora di Narciso, che guarda solo la propria immagine nell'acqua, e alla fine di lei resta solo il suono. Non credo che Damiano David pensasse a Ovidio, ma la coincidenza c'è: anche qui, la seconda volta che quei versi tornano, poco prima si parla di un riflesso che non cambia, di un uomo che non entra mai nell'universo di chi gli sta accanto. Lui si specchia, lei si spegne.

C'è poi un verso che all'inizio mi era sembrato una stonatura, una parola da quaderno di scuola dentro una canzone d'amore:
Però il risultato non cambia
Nemmeno se cambi gli addendi
Ci ho ripensato. A scuola ci insegnano che cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia; qui la regola è spinta più in là, e diventa la cosa più triste che si possa dire di una relazione così: puoi cambiare gli addendi stessi, la casa, le promesse, le scuse, e la somma resta quella. È la frase di chi ha già fatto i conti molte volte, sperando ogni volta in un totale diverso. Qui per me sta il centro della canzone: capire non è un lampo, è un calcolo lungo, e il titolo lo misura.

Poi arrivano la seconda strofa, l'alcol, la colpa scaricata su di lei, i lividi. La canzone li nomina senza alzare il tono, ed è giusto così: non c'è compiacimento, c'è un elenco detto piano, come si fa quando si comincia a raccontare a qualcuno. Mara Sattei ha spiegato che Damiano aveva scritto il brano dal punto di vista maschile e che lei lo ha rivisto: il racconto, cioè, è passato di mano prima di arrivare alla voce giusta. Mi sembra il gesto più coerente con quello che la canzone dice.

Dove mi convince meno è il ritornello, nel punto in cui lei dice che proprio lui, senza volerlo, le ha insegnato a respirare. È un verso vero, perché la dipendenza funziona così: chi ti toglie l'aria è anche chi te la restituisce, e quel legame è la cosa più difficile da sciogliere. Però la melodia lo solleva e lo rende quasi dolce, e un ascolto distratto può portarsi a casa la gratitudine invece della trappola. La canzone sa che non era amore; la musica, a tratti, sembra non saperlo ancora.

Forse è proprio questo il punto, e non un difetto. Duemila minuti, anzi duemila ore: chi esce da una storia così non smette di colpo di sentirla bella. Mi chiedo solo se la voce che alla fine manca sia davvero perduta, o se questa canzone non sia già il primo modo di riprendersela.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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  1. Ti chiamerei anche se non prende
    da Duemilaminuti, Mara Sattei

    La canzone comincia con un condizionale, e il condizionale dice già tutto. Non "ti chiamo", ma "ti chiamerei": è la disponibilità totale di chi ama così, pronta anche quando non serve, anche quando il telefono non ha...

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  2. A piedi scalzi sulla neve
    da Duemilaminuti, Mara Sattei

    È l'unica immagine davvero fisica della prima strofa, e la trovo più dura di quanto sembri. Camminare scalzi sulla neve è una prova che si fa per dimostrare qualcosa, una promessa da fiaba: per te sopporterei anche...

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  3. mi dicevi che la colpa era la mia
    da Duemilaminuti, Mara Sattei

    In mezzo all'alcol e ai momenti distrutti, questa è la frase che mi pare il cuore della seconda strofa. La violenza non comincia dai lividi, che arrivano due righe dopo: comincia da qui, dal rovesciamento della colpa...

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  4. Ma soltanto un posto che avevi creato per me
    da Duemilaminuti, Mara Sattei

    La prima volta la canzone dice che non era amore ma "un gioco"; la seconda volta la stessa frase finisce su "un posto". Il cambio di una parola mi pare enorme. Un gioco si può ancora prendere alla leggera, un posto...

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