Quel mazzolin di fiori

di Tradizione popolare e Coro della SAT

1 interpretazione, 4 annotazioni.

lo voglio dare al mio moretto

Da «Quel mazzolin di fiori» di Tradizione popolare, Coro della SAT·annotazione di Airoldo
"Moretto" non va preso come un colore della pelle: nei canti del Nord è il ragazzo dai capelli scuri, e soprattutto è un vezzeggiativo, il modo affettuoso di chiamare l'innamorato senza dirne il nome. A me colpisce che lei non lo nomini mai, mentre la rivale, due strofe dopo, un nome ce l'ha: Rosina. Lui resta un soprannome tenero, l'altra diventa una persona vera. E subito dopo lei fissa l'appuntamento per quella sera stessa, con la sicurezza di chi non ha ancora dubbi: verrà, come tutte le altre volte.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Le altre annotazioni di «Quel mazzolin di fiori» (3)

  • Quel mazzolin di fiori che vien dalla montagna
    Da «Quel mazzolin di fiori» di Tradizione popolare, Coro della SAT·annotazione di Airoldo

    Tutto comincia da un dimostrativo. Non "un" mazzolino, ma "quel": un mazzo preciso, che chi canta ha davanti agli occhi o immagina già tra le mani. E il verso non dice chi l'ha raccolto, dice da dove arriva. La montagna è il posto dei fiori che non crescono nel prato sotto...

  • gli fo una brutta cera
    Da «Quel mazzolin di fiori» di Tradizione popolare, Coro della SAT·annotazione di Airoldo

    Traduzionegli farò una faccia scura

    Qui la canzone gira. La sera che una strofa prima doveva essere quella del regalo diventa la sera del muso: "gli fo una brutta cera" vuol dire gli farò una faccia scura, perché "cera" qui è il viso, l'espressione. In altre versioni, anche di cori di montagna, si canta invece...

  • e perché sabato di sera lui non l'è vegnù da me
    Da «Quel mazzolin di fiori» di Tradizione popolare, Coro della SAT·annotazione di Airoldo

    Traduzionee perché sabato sera lui non è venuto da me

    "Non l'è vegnù" è il dialetto del canto per "non è venuto", con quel "l'" davanti al verbo che ripete il soggetto, come fanno i dialetti del Nord. Il sabato non è un giorno qualunque: io lo immagino come la sera delle visite, l'unica libera dopo una settimana di lavoro, e...