Cose che dimentico

di Cristiano De André · 1994

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Chi cerca questa canzone oggi la trova in due versioni: quella del disco, con la sola voce di Cristiano, e quella dal vivo registrata durante l'ultima tournée di Fabrizio, dove padre e figlio la cantano insieme, uscita nel 2005 nel cofanetto In direzione ostinata e contraria. Su YouTube il duetto ha molte più visualizzazioni dell'originale, e lo capisco: due voci della stessa famiglia su parole scritte anche dal padre fanno della canzone una lettera rimasta aperta.

Io però credo che la si riascolti soprattutto per un'altra ragione. Chi ha passato un pomeriggio in un corridoio d'ospedale accanto a qualcuno che ama riconosce quel "qui" senza spiegazioni. Cristiano l'ha riportata sul palco nel tour De André canta De André e l'ha rimessa nel secondo volume del disco dal vivo: è una canzone a cui torna, e noi con lui.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Il brano uscì prima come singolo, nel 1994, e l'anno dopo entrò nell'album Sul confine. I produttori artistici della registrazione sono Lucio Fabbri e Vittorio Cosma; le chitarre acustiche ed elettriche sono di Phil Palmer.
    Fonte: discogs.com
La parola che mi ferma, in questa canzone, è un avverbio: "qui". Per tutta la prima parte il testo procede per inventario, "c'è un amore" e poi un altro, e un altro ancora, come chi apre i cassetti e li richiude in fretta. Sono amori che stanno altrove, nella sabbia, alla finestra, in una fortuna da gridare in due. Poi la voce cambia appoggio e dice dove si trova:

Qui nel reparto intoccabili
dove la vita ci sembra enorme

Da quel momento capisco l'elenco di prima. Le cose che si dimenticano non sono dettagli trascurabili: sono esattamente le più care, quelle che in un letto d'ospedale conviene tenere lontane, perché ricordarle farebbe troppo male. Dimenticare qui è una difesa, non una distrazione. Il titolo sembra una confessione di poca memoria e invece è il contrario: chi lo ripete sa benissimo cosa sta mettendo da parte.

Il secondo luogo ha un nome che viene da lontano:

Qui nel girone invisibili
per un capriccio del cielo

Girone, e più avanti bolgia: sono parole di Dante, e non credo che siano lì per caso. Ma il confronto con l'Inferno lavora al rovescio. Nella Commedia ogni cerchio ha la sua ragione, ciascuno sta dove la sua colpa lo ha messo, con una precisione quasi da tribunale. Qui no: chi abita il girone ci è finito per un capriccio, e la parola toglie di colpo qualsiasi idea di pena meritata. Un inferno senza colpevoli, abitato da persone che nessuno tocca e nessuno vede. Le parole sono anche di Fabrizio De André, e a me sembra di riconoscere il suo sguardo di sempre, quello che sta dalla parte di chi è stato messo ai margini, senza chiedergli conto di niente.

Poi c'è un'espressione che mi resta addosso più delle altre, "viviamo come destini". Non come persone che hanno un destino: come destini, cioè come cose già scritte, che non decidono più. È la frase più fredda del testo, e infatti subito dopo arriva il gelo, sentito da tutti. Qui la canzone è all'altezza dei suoi autori.

Dove mi convince meno è nelle strofe d'amore, a tratti troppo morbide: il "termometro del cuore" che non rispettiamo mai è un'immagine da biglietto, e stona accanto alla durezza del reparto. Forse però è voluto. Forse le frasi più facili sono proprio quelle che si dimenticano, e la canzone le mette in fila perché noi le riconosciamo come tali.

Resta una domanda che il testo non scioglie. Chi parla è il malato, o chi va avanti e indietro a trovarlo? Le due voci si confondono, e io non riesco a separarle. Mi chiedo se sia proprio questa confusione la cosa che la canzone non vuole farci dimenticare.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Frasi commentate

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  1. tra le stelle e il marciapiede
    da Cose che dimentico, Cristiano De André

    Mi piace la misura di questo amore: sta alla finestra, cioè a metà strada, né in alto né in basso. Sopra ci sono le stelle, sotto il marciapiede, e la finestra è il punto da cui li vedi tutti e due senza toccarne...

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  2. un'identica fortuna
    da Cose che dimentico, Cristiano De André

    La parola fortuna, qui, ha due facce, e io non riesco a sceglierne una. Può essere la buona sorte di un amore appena nato, che vorresti gridare a tutti. Ma può essere anche la sorte in senso antico, quella che capita...

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  3. da una bolgia di ospedale
    da Cose che dimentico, Cristiano De André

    Bolgia è una parola di Dante: le Malebolge sono le fosse dell'ottavo cerchio dell'Inferno. Nell'uso di tutti i giorni è diventata sinonimo di confusione, di folla, di rumore. Qui le due cose si tengono: un ospedale...

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  4. un dolore uguale al mio
    da Cose che dimentico, Cristiano De André

    Di solito chi ama vorrebbe risparmiare il dolore all'altro. Qui succede il contrario: c'è un amore che ha chiesto di condividerlo, di soffrire alla pari. Io la sento come la forma più esigente di vicinanza, quella che...

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