La ballata del sì e del no

di David Riondino

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

David Riondino è morto a marzo nella sua casa di Roma. Il 24 ottobre il programma della Rassegna del Club Tenco prevedeva, nell'ex chiesa di Santa Brigida alla Pigna di Sanremo, David dei Miracoli, con la sorella Chiara Riondino e la partecipazione di Paolo Hendel. Un omaggio recente offre un motivo concreto per tornare al suo repertorio, anche a questa ballata.

A me interessa che il ricordo di un autore non si fermi al nome più noto o a un personaggio televisivo. Vorrei che un appuntamento così facesse venir voglia di cercare anche una canzone meno familiare, di ascoltarla intera, magari insieme a qualcuno che non conosce Riondino. Commemorare può voler dire allargare l'ascolto, non soltanto salutarsi fra chi c'era già.

Airoldo · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • La ballata del sì e del no vinse la Targa Tenco 1994 per la migliore canzone. Nello stesso anno la Targa per il migliore album andò a Parnassius Guccinii di Francesco Guccini.
    Fonte: clubtenco.it
  • La canzone uscì nell'album Temporale (CGD, 1994), subito dopo un prologo intitolato Fine della Prima Repubblica; il disco si chiude con un brano intitolato 29-3-94. Riondino la riprese nel 1995 in Quando vengono le ballerine?, lo stesso album di Troppo sole.
    Fonte: estatica.it
Mi immagino Riondino in piedi davanti a un cartellone dipinto, con una bacchetta in mano, come i cantastorie delle fiere che indicavano un riquadro alla volta: qui crolla un partito, qui scappa un latitante, qui Palermo stende i lenzuoli. La canzone ha proprio il passo di quei cartelloni. Mette in fila i nomi, una stagione dopo l'altra, e poi il ritornello interrompe la cronaca.

Ma il cantastorie vero sapeva come finiva la storia. Questo no, e lo dice. A me sembra la cosa più bella della ballata: è una cronaca che confessa di dimenticare. Al primo ritornello il narratore ricorda il tempo che passò, ma già non sa dire quando finì; al secondo il dubbio diventa esplicito.

E non ricordo se andò così
Mentre conto i no, mentre conto i sì

Poco dopo ammette di non sapere neanche quando finì. Più nomi entrano nella canzone, più la memoria si sfilaccia. Non credo che sia un vezzo. Chi ha letto i giornali di quei mesi ricorda proprio questo: ogni mattina un arresto, una fuga, una dimissione, e la sera prima era già vecchia.

Il gesto del contare, per me, tiene insieme tutto. Si contano i voti, si contano le condanne e le assoluzioni, si fa la conta di chi resta. Il narratore conta come uno scrutatore stanco che ha perso il filo. Il tono è quello della satira, e lo si sente nelle rime sui cognomi, con i gregari di Greganti e i parenti della Parenti: viene dai giornali umoristici e dal cabaret, e non se ne vergogna.

Poi, verso la fine, succede una cosa che non mi aspettavo. I versi si accorciano, sale la nebbia, e nella fila dei politici e dei giudici entra un regista.

L'Italia perde lo sguardo
Di Federico Fellini

Qui la satira si rompe e diventa elegia. Fellini non c'entra con le tangenti, ed è per questo che pesa. Riondino lascia capire che in quei seicento giorni l'Italia non ha perso soltanto una classe dirigente: ha perso qualcuno che le insegnava a guardarsi con meraviglia, e la cronaca, d'un tratto, non le somiglia più.

Dove la canzone mi convince meno è proprio nell'elenco. Oggi molti di quei nomi non dicono più niente a chi non c'era, e certe strofe si ascoltano come un vecchio giornale ingiallito, con le didascalie illeggibili. Però mi chiedo se non sia giusto così: una canzone che parla di memoria corta finisce per mostrarci la nostra.

E poi c'è l'ultima parola, che cambia di nascosto.

Siamo in una zona di confine
Mentre conto i se, mentre conto i ma

Per tutta la canzone si sono contati sì e no, verdetti netti, da una parte o dall'altra. Alla fine restano i se e i ma: non più le risposte, ma le condizioni e le obiezioni. Mi piace leggerla come una lezione di prudenza, la voce di chi ha visto troppe certezze crollare. Ma non riesco a decidere se sia saggezza o stanchezza, e forse Riondino lo lasciava apposta in sospeso, sul confine.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

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