Roberto Vecchioni significato e interpretazioni delle canzoni


Roberto Vecchioni

Le canzoni

Samarcanda

Samarcanda nasce in un periodo storico tormentato, nel pieno degli anni di piombo.

La canzone che dà il titolo all’LP è stata spesso travisata o proprio non capita dal pubblico. Il tema è una leggenda che Vecchioni trova in John O’Hara (Appointment in Samarra, dove Samarra sta per Samarcanda). Un’antica storia dei paesi arabi racconta che un giorno un servo incontrò la Morte al mercato del paese. Corse dal padrone e gli chiese un cavallo veloce per fuggire dalla nera signora, alla volta di Samarcanda, cioè lontano da lei. Il padrone acconsentì, poi scese al mercato e domandò alla Morte perché avesse spaventato il servo. La Morte candidamente rispose: “Non l’ho spaventato, ero solo stupita perché lo aspettavo stasera a Samarcanda”. Roberto cambia solo i protagonisti: il servo diventa un soldato, il padrone un re. Dopo anni di ascolto, ho recentemente avuto un'illuminazione su questa canzone: quel tremendo “oh oh cavallo” che, agli occhi dei più, l'ha fatta sembrare una canzonetta, è fondamentale per cogliere a fine canzone lo spirito del soldato. "Corri cavallo, corri di là, ho cantato insieme a te tutta la notte, corri come il vento che ci arriverà". E' una fuga disperata. Se è vero che la Morte lo aspetta a Samarcanda, il soldato non le va incontro sorridente, ma continua a fuggire, per non rinunciare alla sua vita: è l'istinto di sopravvivenza, l'aspirazione all'eternità insita in ogni uomo. Molti anni dopo Roberto canterà: “ma non lo senti che è più forte la vita della morte?”.

Non tutti forse sanno che Samarcanda non inizia con “Ridere ridere ridere ancora…”: nella versione originale c’è un prologo recitato dalle coriste Naimy Hackett e Leona Laviscount: “C'era una grande festa nella capitale perchè la guerra era finita. I soldati erano tornati tutti a casa e avevano gettato le divise. Per la strada si ballava e si beveva vino, i musicanti suonavano senza interruzione. Era primavera e le donne finalmente potevano, dopo tanti anni, riabbracciare i loro uomini. All'alba furono spenti i falò e fu proprio allora che tra la folla, per un momento, a un soldato parve di vedere una donna vestita di nero che lo guardava con occhi cattivi.” Consiglio di ascoltarla in versione studio. Dopo il prologo parte, solista, il violino di Angelo Branduardi.

Interpretazione inviata da Saputo
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Samarcanda

ho trovato questo:

La canzone parla di un soldato che si trova ad una festa dopo la fine della guerra e scorge, tra la folla, una signora vestita di nero che lo fissa. Spaventato chiede un cavallo al suo re e fugge a Samarcanda veloce come il vento. Ma lì, ad attenderlo la stessa signora che gli dice

"Sbagli, t'inganni, ti sbagli soldato
io non ti guardavo con malignità,
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l'altro ieri là?
T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda non facessi in tempo ad arrivare qua."

La Signora in questione è la morte..

Interpretazione inviata da Anonimo
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Samarcanda

La canzone, apprezzata per il ritmo e il ritornello molto orecchiabile, narra di un soldato che, sopravvissuto alla guerra appena finita, sta festeggiando lo scampato pericolo quando all'improvviso tra la folla vede una donna vestita di nero che lo guarda storto, personificazione della morte. Credendo che sia lì per lui, scappa in un paese lontano (Samarcanda) ma, proprio in quel luogo, trova la morte ad attenderlo. Il destino ha voluto che il soldato, per paura della morte, sia scappato proprio dove la morte lo aspettava. La canzone, come riportato nell'interno della copertina e anni dopo in un'intervista su Parole e Canzoni a cura di Vincenzo Mollica, è ispirata ad una favola orientale presente nell'incipit del romanzo Appuntamento a Samarra di John Henry O'Hara (una storia simile è narrata nel Talmud).

Interpretazione inviata da Anonimo
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Milady

Il significato di questa canzone non è per nulla semplice. Il testo, voce del cantante narratore si contraddice in continuazione. E poi chi è questa Milady? Chi rappresenta?

Fortuna vuole che nell'archivio di repubblica ci sia una spiegazione diretta dell'autore per questa canzone dall'aspetto e dal contenuto malinconico e frammentato.

Milady è la mia follia, sono i sentimenti inespressi, per paura, perché non hai tempo, è la megalomania, quella voglia di palcoscenico e di luci che ti porta lontano dall' amore dei figli. Milady sono io in tournée, quello che è a casa è un altro me stesso. Jeckyll e Hyde.
[..]
Dice di essere innamorato di Milady, che è un po' come amare se stesso anche se nel disco ci sono canzoni d' amore scritte pensando a qualcun' altro.

Interpretazione inviata da Manuela
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Ninni

La ascolto da 25 anni e ancora non ne ho capito completamente il senso.... Presumo che lui, da adulto, ritorni con la mente alla sua famiglia da piccolo...ed immagina di incontrarla su un treno... Il resto però è abbastanza incerto e quasi ermetico.... Le corse da scemo sui treni fermi???? A cercare chi o cosa?? E chi sono quelli che chiama e non si san più voltare??? E perché quel figlio, se stesso, era solo ma si è aspettato???? Help!!!

Interpretazione inviata da Anonimo
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Samarcanda

Condivido pienamente la parafrasi che avete espresso. La canzone è molto bella e Vecchioni è un grande anche se per un periodo , molto lontano, in un tour in
Sicilia., l'ho odiato per un giudizio espresso sulla Sicilia. È passato, io sono cresciuta, lui è cresciuto e sono tornata a gustate le sue belle canzoni.

Interpretazione inviata da Anonimo
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Luci a san siro

Luci a San Siro è un racconto che sa di nostalgia, freddo, calcio e nebbia.
Luci a San Siro è l'aria che si respira di inverno a Milano anche oggi.
Un cielo grigio fatto di sogni e cinismo.
Nello specifico è il racconto forse autobiografico di Vecchioni stesso.
È il racconto di un autore di canzoni al quale vengono fatte richieste di scrivere le classiche canzoni che possiedono un appeal commerciale.
Parlare di amore di donne.
L'autore risponde che se per parlare di una donna può parlare solo di una donna. Quella che ha profondamente amato.
Poi l'autore si perde per l'appunto nella descrizione di questo amore consumato e probabilmente non corrisposto ("non importa se lei c'è stata o non c'è stata non ci importa" gli rispondoni i suoi promotori).
Nel raccontare tutto ciò Vecchioni utilizza immagini poetiche che rimandano a questo amore perduto e allo stesso tempo incrocia l'amarezza di un mondo musicale che gli chiede di scrivere canzoni non per sentimento ma per fare danè.
All'interno del testo e della musica si sente tutto il carico di nostalgia ("milano ridammi indietro la mia seicento, i miei ventanni e la ragazza che tu sai") e allo stesso tempo quella nota di concretezza mista ad amarezza e a rassegnazione dell'età adulta ("Milano scusa stavo scherzando, luci a San Siro non ne riaccenderanno più").

Interpretazione inviata da Anonimo
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