Stiamo tutti bene

di Mirkoeilcane · 2017

1 interpretazione, 4 annotazioni.

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Perché l'ascoltiamo ancora oggi

Io torno a questa canzone quando mi accorgo che sto leggendo una notizia sul mare soltanto come un numero. Nel luglio 2023 l'UNICEF stimava circa 1.500 bambini morti o scomparsi sulla rotta del Mediterraneo centrale dal 2018. È un dato riferito a quel periodo, non un bilancio di oggi. La distanza fra una cifra e una vita resta però una domanda che mi riguarda ogni volta che apro un giornale.

Riascoltarla mi costringe a dedicare qualche minuto a una sola voce, invece di passare alla notizia successiva. Non mi dà informazioni aggiornate e non sostituisce un'inchiesta: mi ricorda quanta attenzione posso negare a una storia anche dopo averla letta. È per interrompere questa fretta, non per celebrare un Festival, che la rimetto.

Dante · A cura della Redazione ·

Fatti e curiosità

  • Stiamo tutti bene vinse la Targa Tenco 2018 per la migliore canzone, assegnata a Mirkoeilcane, autore del brano. Nello stesso anno la Targa per il miglior album andò a Motta con Vivere o morire.
    Fonte: clubtenco.it
  • Al Festival di Sanremo 2018 la canzone arrivò seconda tra le Nuove proposte, dietro Il ballo delle incertezze di Ultimo, e vinse nella sua sezione il Premio della Critica Mia Martini. Prese anche il premio Sergio Bardotti per il miglior testo e il premio Enzo Jannacci del Nuovo Imaie per l'interpretazione.
    Fonte: eurovision.tv
Questa canzone, per me, è un enigma costruito al contrario. Di solito chi ascolta deve decifrare qualcuno che sa più di lui; qui succede l'opposto: chi parla è l'unico che non sa, e tocca a noi tradurre ogni sua frase. Mario ha sette anni e racconta il viaggio con le parole che gli hanno dato gli adulti. Noi sentiamo quelle parole e capiamo che cosa coprono.

Mirkoeilcane ha raccontato che la storia gli è arrivata da un ragazzo che quel viaggio l'aveva fatto davvero, e che per rispetto non ha scritto la sua vicenda personale: ha lavorato di fantasia, ed è nato Mario. Mi sembra una scelta che si sente in ogni verso. Mario non è un testimone, è un filtro: lascia passare i fatti e trattiene il dolore, come un bambino che ripete quello che la mamma gli ha detto senza sapere a cosa serve.

La chiave che seguo io è un verbo. All'inizio, mentre Mario sta per tirare un rigore, la mamma lo chiama: bisogna prendere tutto quello che hanno e raggiungere papà, il padre che da mesi non torna e di cui in casa non si può parlare. È la meta del viaggio. Poi, il sesto giorno, la stessa parola torna così:
che mamma adesso s'addormenta
e raggiunge papà
Qui raggiungere non vuol dire più arrivare dall'altra parte del mare. E il verso, a me, getta un'ombra all'indietro: su quella mamma che per tre giorni si nasconde e piange, su quel padre che non torna. Non sono sicuro che Mirkoeilcane volesse dirci che il padre non c'era già più, e il testo non lo dice. Ma la stessa frase che apriva il viaggio lo chiude, e io non riesco più a sentire la prima senza la seconda.

Intorno a quel verbo c'è un vocabolario intero di parole che mentono per proteggere. Chi non apre più gli occhi dorme, era solo molto stanco. Chi è finito in acqua voleva fare il bagno. Mario ci crede a metà: nota che chi gridava non sembrava allegro, e subito dopo si consola perché adesso ha più spazio per i piedi. È questo che mi toglie il fiato: la sua innocenza non è ignoranza, è un modo di resistere.

Poi c'è la lingua. Mario parla come un ragazzino di Roma, dice "jella", dice "boh", e così smette di essere un bambino lontano: potrebbe giocare nel cortile sotto casa. In un'intervista a Repubblica Mirkoeilcane ha messo questa canzone a parte rispetto alla sua solita ironia. Io credo che l'ironia qui ci sia ancora, solo che ha cambiato proprietario: non è di chi canta, è di chi ascolta e sa. Il titolo è la frase che si manda a casa per non far preoccupare nessuno, e la canzone la ripete mentre succede il contrario.

La fine è il momento in cui Mario smette di tradurre. Davanti al buio e alle onde fa l'unica cosa che fino a lì aveva lasciato agli adulti:
mi unisco al coro della barca
e inizio a piangere e gridare
Per me è lì che finisce la sua infanzia, prima ancora della canzone. Il coro che dopo ripete il titolo non lo sento come una rassicurazione. Lo sento come la voce di tutti quelli che, da qualche parte, aspettano ancora quel messaggio.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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  1. Ciao, mi chiamo Mario e ho 7 anni
    da Stiamo tutti bene, Mirkoeilcane

    È l'attacco di un tema in classe, o del primo giorno in una squadra nuova: saluto, nome, età. E subito dopo Mario aggiunge il mezzo anno, con la serietà dei bambini che contano anche le metà. Io ci vedo una piccola...

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  2. uno va in vacanza per la prima volta
    da Stiamo tutti bene, Mirkoeilcane

    Qui Mario imita un adulto, e si sente. Quell'uno impersonale e il lamento che segue, quelli davanti che sbagliano rotta, sono le proteste di un turista deluso dall'agenzia di viaggi. Forse è la storia che gli hanno...

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  3. mamma dice che volevano nuotare
    da Stiamo tutti bene, Mirkoeilcane

    Il verbo nuotare, per me, è una trappola che la canzone si porta dietro fino in fondo. La madre lo usa per spiegare l'inspiegabile, e Mario lo accetta, anche se le grida che ha sentito non gli tornano. Poi,...

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  4. allora onde evitare di addormentarmi come gli altri
    da Stiamo tutti bene, Mirkoeilcane

    Questo è il gioco di parole più crudele del testo. Due righe prima Mario vede solo onde, una dietro l'altra; poi la stessa parola diventa onde evitare, una locuzione da modulo, da linguaggio dei grandi. Il mare entra...

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