Ti scrivo di una parola, prima ancora che di una canzone. Serenamente non è un aggettivo, è un avverbio: non dice come stai, dice come fai le cose. Secondo me tutta la canzone sta in questa differenza.
Perché qui la serenità non arriva da sola. La mattina comincia bella, con le macchine che partono e l'odore del caffè, e subito dopo c'è chi corre, chi dorme, chi si sente fragile, e la canzone ammette che anche oggi non sarà facile. La mattina resta bella lo stesso. Non è una contraddizione: è il punto.
Il sole del ritornello ti dà la vitamina, ti illumina la casa. Poi, se non ti muovi, se ne frega. Mi piace che nessuno ti prometta niente: la luce c'è, il resto tocca a te. E la regola che torna ogni volta è questa:
E quello che non hai va preso serenamente
Se vogliono i pianeti, se Dio te lo permette
Io la leggo come una piccola filosofia da tasca. Quello che ti manca non devi strapparlo con i denti, e nemmeno smettere di volerlo: lo vai a prendere, ma con calma, sapendo che una parte non dipende da te. È l'ambizione senza l'ansia, e detta così, su un ritmo che ti fa muovere la testa, sembra quasi facile. Non lo è, lo sappiamo tutti e due.
Poi arriva la sera, e la canzone cambia faccia senza cambiare umore. All'inizio si scappava dal buio, camminando verso ovest dietro al sole; adesso il buio lo si lascia arrivare. E il bilancio della giornata è il più onesto che abbia sentito in una canzone pop da un po':
E non ho fatto nulla, nemmeno riposare
E quattro o cinque volte mi sono innamorato
Questo è il verso che ti resta addosso. Una giornata che sulla carta è vuota, niente di completato, e invece era piena di cose che non entrano in nessuna lista. Il valore di un giorno non sta in quello che hai finito, ma in quante volte ti sei accorto di qualcosa: una persona, una luce, una faccia sull'autobus. Innamorarsi quattro o cinque volte in un giorno non vuol dire amare cinque persone. Vuol dire tenere gli occhi aperti.
Non ti dirò che è una canzone profonda in modo solenne. È leggera, e lo sa. Ma è una leggerezza che ha guardato bene la fatica degli altri, quelli che corrono, quelli che non ne hanno voglia, quelli che hanno finito la notte, e ha deciso di non fare finta che non esistano.
Io la metto la mattina, quando devo uscire e non ne ho voglia. Non mi risolve niente. Mi ricorda solo come farlo: serenamente.
A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.



