Nella seconda strofa guardare l'altro, ogni suo movimento, diventa "un vicio", un vizio. È una parola che di solito si confessa con un po' di vergogna, e infatti suona come un'ammissione detta a mezza voce. Mi piace perché incrina per un attimo il tono devoto della canzone: non tutto in questo amore è virtù e pazienza, c'è anche una dipendenza dolce, il bisogno di avere l'altro sotto gli occhi. Bastano quattro parole, e la promessa diventa più umana.
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