Se avevo un dubbio sulla lettura del lutto, questo verso lo scioglie. "Questa cosa" non viene mai nominata, e proprio il pudore della parola mi dice che è la più pesante. E poi c'è quel "a te": non "a noi", non "a me". La disgrazia è capitata all'altra persona, e chi canta resta con la colpa di non averla vista arrivare. È il pensiero che tormenta chi sopravvive: avrei potuto accorgermene prima.
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