Elegia

di Paolo Conte · 2004

1 interpretazione, 4 annotazioni.

Venivo da una valle dove annuvola

Da «Elegia» di Paolo Conte·annotazione di Airoldo

Il verbo è la cosa più bella della riga: annuvola, senza soggetto, come si dice piove o nevica. Non c'è un luogo con un nome, c'è un clima. Io ci vedo una provincia di colline, umida e nebbiosa, da cui il protagonista si allontana guidando di notte verso la metropoli. L'origine è un tempo atmosferico più che un posto sulla carta, e non serve nominarla: chi viene da una valle così la riconosce dall'aria.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
Rispondi a Airoldo

Le altre annotazioni di «Elegia» (3)

  • Di ruggine
    Da «Elegia» di Paolo Conte·annotazione di Airoldo

    La passione per la musica arriva con un complemento che sporca tutto: di ruggine. Io non ci sento una musica vecchia, ci sento una musica di ferro, di tram e di officine, quella delle città grandi viste da chi viene dalla provincia. La ruggine è anche il colore di una voce...

  • L'amore è uno stregone
    Da «Elegia» di Paolo Conte·annotazione di Airoldo

    Qui l'amore entra con una definizione da fiaba: uno stregone. Non un angelo, non il bambino con le frecce, ma una figura ambigua, che guarisce e fa paura insieme. Mi piace che Conte non scelga tra le due cose. Lo stregone ti trasforma senza chiederti il permesso, ed è quello...

  • L'incendio è la stagione
    Da «Elegia» di Paolo Conte·annotazione di Airoldo

    L'incendio fa pensare a qualcosa che divampa; qui diventa una stagione, cioè un tempo che ha la sua durata e magari ritorna. Io la leggo come la scoperta più adulta della canzone: la passione non è un lampo da ricordare, è un tempo in cui si abita. E quella stagione, subito...