Cervo a primavera

di Riccardo Cocciante · 1980

1 interpretazione, 4 annotazioni.

In una foglia o una castagna

Da «Cervo a primavera» di Riccardo Cocciante·annotazione di Airoldo
La rinascita scende di un gradino. Prima il cervo e gli uccelli, adesso una foglia o una castagna, cose che non corrono e non volano. La rima con montagna accosta immagini lontane, e mi piace dove porta: in una canzone di primavera spuntano due immagini d'autunno, cose che cadono dall'albero. Come se rinascere volesse dire anche accettare di cadere, di tornare a terra e ricominciare il giro. È il punto in cui la metamorfosi smette di essere una fuga e diventa un ciclo.

A cura della redazione di Significato Canzone, a partire dalle fonti indicate. Non sei d'accordo o la leggi in un altro modo? Aggiungi la tua interpretazione.

Redazione
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Le altre annotazioni di «Cervo a primavera» (3)

  • Gabbiano da scogliera
    Da «Cervo a primavera» di Riccardo Cocciante·annotazione di Airoldo

    Il gabbiano arriva subito dopo il cervo, con un "oppure" che a me dice molto: non importa quale animale, importa essere altrove. Il bosco a primavera o la roccia sul mare, purché lontano da qui. La scogliera, poi, è un confine, il punto dove la terra finisce. Mi viene in mente...

  • Con uno spazio da occupare
    Da «Cervo a primavera» di Riccardo Cocciante·annotazione di Airoldo

    Dopo tanta voglia di volare, un desiderio piccolissimo e concreto: un posto. Non conquistare il mondo, non cambiarlo, solo avere uno spazio che sia proprio. Nell'immagine che il narratore si costruisce, agli animali quel posto sembra già assegnato, senza che debbano...

  • Come un eterno migratore
    Da «Cervo a primavera» di Riccardo Cocciante·annotazione di Airoldo

    Il migratore è un'immagine strana per chi cerca pace. Io lo immagino su una rotta che conosce, in viaggio verso un posto a cui tornare. Io ci leggo la libertà che la canzone immagina: non vagare senza meta, ma muoversi dentro un disegno che qualcun altro, la natura, ha già...