Dopo tanta ironia, nel ponte la canzone si ferma su un saluto a qualcuno di caro. A chi? Il testo non lo dice, e io non voglio forzarlo. Mi piace pensare che l'amore salutato sia proprio quella vita in fila, la villa e il giardino, a cui chi canta voleva bene senza crederci. Poi arriva una cantilena che a me suona come un invito a stare tranquilli, e il congedo si scioglie in una risata: un addio detto ballando, che non sai mai se è definitivo.
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